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14 dicembre 2009

E' un dovere ricominciare!

 La mancanza di tempo mi aveva portato alla decisione di abbandonare questo blog. Il volto insanguinato del Presidente del Consiglio, le dichiarazioni di ieri di Di Pietro, e soprattutto lo sconcertante giubilo di alcuni pseudo-italiani su facebook e sul web in genere, sono motivi per tornare ad utilizzare il blog come strumento dell'attività politica. Insomma, ne vale la pena trovare un ritaglio di tempo per tornare a scrivere! 

Questo blog è stato in passato luogo della testimonianza  dell'anti-berlusconismo, quasi sempre celata sotto nomi di fantasia, fatta di aggressione a prescindere e sostenuta solo dall'odio...tutti quegli elementi che hanno portato al tragico epilogo di ieri.
Sarà vero che il Tartaglia è uno psicopatico...ma è certamente vero anche che se Repubblica, Annozero, l'Italia dei Valori, non avessero per mesi bombardato gli italiani di veleno, Tartaglia da psicopatico non avrebbe mai deciso di colpire il Presidente del Consiglio! E tutti gli applausi che ne sono seguiti non sono certamente frutto di malattie mentali.
Nel pomeriggio Berlusconi a Milano, durante uno splendido discorso purtroppo ecclissato dai tragici accadimenti, aveva detto a chi lo contestava "noi non siamo come voi"! Oggi questa frase vale ancora di più. Oggi con maggiore orgoglio gridiamo che non siamo come loro! Da ragazzino, quando iniziavo a fare politica, mi hanno subito insegnato di non andare MAI a contestare un comizio o una qualunque manifestazione organizzata da un avversario politico. Ci sono altri che invece questo costume poco educato e poco democratico non riescono ad abbandonarlo perché è parte integrante della loro "cultura" della politica.
Oggi più che mai, SONO CON BERLUSONI. Oggi più che mai si percepisce la vicinanza degli italiani al Presidente del Consiglio!




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12 luglio 2009

Scusate la lunga assenza!

Par vari motivi non ho potuto aggiornare il blog. Mi scuso con i lettori e gli amici.
Di cose importanti in questo periodo ne sono accadute, vediamo se riusciremo in avvenire a parlarne. 
Torno a scrivere e mi ritrovo a commentare subito la quarta candidatura per le primarie del Partito Democratico.
Dopo le candidature di Franceschini (il fallimentare segretario attuale), Bersani (la maschera di quel D'Alema che non trova MAI il coraggio di candidarsi) e Marino (l'amante dell'eutanasia ma anche l'unico che ha avuto il coraggio di sollevare la questione morale nel PD, e per questo merita un plauso), giunge la "ridicola" candidatura di Beppe Grillo.
Finalmente è stata gettata la maschera. Altro che satira, altro che voce libera. Il comico genovese stabilisce chiaramente da quale parte sta e finalmente viene confermato l'uso da parte della sinistra dello strumento cabaret e di tutto il suo esercito a seguito (che gli riesce sicuramente meglio).
La candidatura di Beppe Grillo è comunque salutata positivamente.
Se accettata si confermerà che il PD è un partito "ridicolo"!
Se rifiutata (e non vedo perchè mai dovrebbe accadere) bisognerà capire perchè l'"estrema" democrazia delle primarie dovrebbe comprimere il diritto di qualcuno a candidarsi.
Vai Beppe, forse saresti l'unico leader capace di far ridere gli italiani più di quanto abbiano già fatto Prodi, Veltroni e Franceschini. Siamo tutti con te!!!




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9 giugno 2009

Bilancio elezioni amministrative

PROVINCE:

Centrodestra:
Lecco
Lodi
Brescia
Sondrio
Cremona
Monza
Bergamo
Chieti
Teramo
Pescara
Avellino
Napoli
Salerno
Piacenza
Barletta-Andria-Trani
Bari
Verona
Padova
Rovigo
Latina
Macerata
Isernia
Biella
Verbano-Cusio-Ossola
Novara
Cuneo
totale 26



Centrosinistra:
Potenza
Matera
Reggio Emilia
Forlì-Cesena
Modena
Siena
Livorno
Pistoia
Firenze
Pisa
Perugia
Ternu
Pesaro-Urbino
totale 13


COMUNI:

Centrodestra:
Bergamo
Pavia
Teramo
Pescara
Imperia
Campobasso
Biella
Vercelli
Verona
totale 9


Centosinistra:
Reggio Emilia
Bologna
Modena
Livorno
Perugia
Pesaro
totale 6

Clamorosa la vittoria di Piacenza. Ottimo risultato il ballottaggio al comune di Firenze e di Ferrara. Il PD è ormai un partito regionale come la Lega, vince solo nel centro Italia (eccezion fatta della Basilicata). Il PDL e il centrodestra vincono in tutta Italia scardinando qualche roccaforte rossa come appunto Piacenza e Macerata. Se qualcuno dubitava della vittoria del governo dopo lo scrutini delle Europee questi dubbi scompaiono dinanzi a questi numeri!




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8 giugno 2009

Vittoria, ma senza sfondare!

 In attesa del voto Amministrativo, cerco di analizzare il voto Europeo.
Alcuni dati.
Vince l'astensione in tutta Europa a dimostrazione che l'Europa un pò ovunque viene vista con disinteresse dai suoi cittadini.
Riferendomi ai grandi Paesi dell'UE, gli unici governi che reggono e che mantengono la maggioranza sono il governo italiano e il governo francese, entrambi di centro-destra. Perde la Merkel, perde Zapatero, crollano i Laburisti nel Regno Unito che addirittura diventano il terzo partito.
Il PPE si conferma primo partito in Europa, battutti quasi ovunque i Socialisti.
In Italia il Popolo della Libertà resta il primo partito, vince le elezioni ma non stravince come si poteva attendere. Comunque il dato è positivo. La coalizione di governo (Pdl + Lega + Mpa) conserva la maggioranza del Paese...praticamente se ieri avessimo votato per le Politiche, il centro-destra avrebbe rivinto. La Russa attribuisce la mancata crescita del PDL all'astensionismo del Sud. Io dico invece che La Russa dovrebbe farsi un esame di coscienza e capire quali sono i problemi del partito al nord che ha perso tantissimi consensi a scapito della Lega.
Crolla il PD che nella schizzofrenia che l'accompagna da quando è nato riesce a festeggiare per aver perso in un anno, stando all'opposizione, il 6%.
L'Udc migliora, raddoppia purtroppo i voti l'Italia dei Valori. Anche al Parlamento Europeo, come al Parlamento nazionale, i comunisti non ci sono e questa è una bella soddisfazione.
Tirando le somme:
Vince il centro-destra, non stravince il PDL!
Esce malandato il PD.
Soddisfazione nell'Udc.
Trionfano Lega e Italia dei Valori.
Una piccola nota conclusiva, penso che nel voto Europeo sia mancato un elemento importante che era presente lo scorso anno, e cioè il voto utile. Ragionando considerando "voto utile" PDL e PD avrebbero forse ottenuto più consensi, e questo spinge a votare al Referendum per il SI, per affermare quindi il bipartitismo.
Ora attendo con ansia lo spoglio delle Provinciali. Voglio RINGRAZIARE tutti coloro che hanno condiviso con me questa campagna elettorale




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28 maggio 2009

Franceschini = SPAZZATURA

Gli impegni privati e i ritmi della campagna elettorale difficilmente nell'ultimo periodo mi hanno concesso di trovare tempo necessario da dedicare al mio blog.
Ma la dichiarazione di Franceschini, per essere precisi: "fareste educare i vostri figli da Berlusconi?", ha veramente superato ogni limite di tollerabilità. Il disgusto mi ha portato a scrivere. Ma come si può scadere così tanto nel dibattito politico? Come si può entrare così tanto nel personale? Questi sono gli effetti di una sinistra sempre più incapace, che non riuscendo a discutere di politica, e non riuscendo a confrontarsi con la politica dei FATTI di questo Governo, ha come unico obiettivo quello di trasformare la politica in un gossip. La dichiarazione di Franceschini è purissimo letame. Si dovrebbe vergognare!




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22 aprile 2009

Giovani del PD, votate PDL!

Ecco cosa riporta un'agenzia di ieri:

 PD: I GIOVANI DEL PARTITO "NON VOTIAMO QUESTE LISTE"

(IRIS) - ROMA, 21 APR - ''Non votiamo queste liste". Lo ha annunciato ilm segretario nazionale dei Giovani del Pd Fausto Raciti durante la direzione del partito di oggi. Il caso - ha riferito Raciti - si e' aperto quando i giovani democratici ''hanno scoperto che, nelle liste messe a punto dai vertici democratici, nessuno spazio era stato riservato per i candidati indicati dall'organizzazione giovanile''. ''Avevamo proposto una rosa di nomi espressione di diverse realta' territoriali - dice il segretario Fausto Raciti - per dare il nostro contributo alla campagna elettorale. Siamo molto delusi. Il 15 Marzo a Milano di fronte ai mille ragazzi della nostra assemblea nazionale Dario Franceschini - ha detto ancora Raciti - ci ha chiesto di impegnarci nel partito senza dividerci per correnti che prendano il nome di politici nazionali. Oggi abbiamo appreso che non c'e' posto nelle liste per le Europee per i giovani democratici perche' tutte le posizioni sono gia' occupate da franceschiniani, veltroniani, fioroniani, dalemiani, rutelliani, lettiani e bindiani provenienti dalle diverse regioni. Non sara' facile per chi si e' assunto la responsabilita' di questa scelta spiegarlo ai 140.000 ragazzi che ad Ottobre hanno votato alle nostre primarie''
.

Tra le tante promesse disattese dal Partito Democratico c'è anche quella di essere un partito giovane e di giovani. Il PDL affida incarichi di responsabilità, anche abbastanza importanti, ai giovani, pensando seriamente ad una classe dirigente del futuro. Il PD continua a rappresentare anche in questo quanto di più vecchio in logiche ed organizazzione partitica nell'attuale politica italiana. Rappresentanze giovanili saranno inserite nelle liste del PDL per le Elezioni Europee. Noi nel PDL siamo tutelati e rappresentati. Giovani del PD, meditate seriamente sul vostro voto...




permalink | inviato da luigi curci il 22/4/2009 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 marzo 2009

Dedicato a...

Questo post lo voglio dedicare a Franceschini (anche se è talmente innocuo che non vale forse la pena citarlo), a Casini, a Zio Tonino e a qualche altro "personaggio" che in questo momento si sta mangiando il fegato...

da www.ilgiornale.it 


sondaggio Ipr conferma: il Pdl "vede" il 56%

 
  Roma - Un partito in grado di rappresentare più della metà degli italiani e, quindi, con un notevole potenziale di sviluppo. Questa la fotografia del Popolo della Libertà che emerge dal sondaggio Ipr Marketing su un campione di mille intervistati.

Oltre il 50%. Gli elettori potenziali del Pdl, ossia l’insieme di coloro che lo votano e che prenderebbero in considerazione l’idea di votarlo, rappresentano il 56% del totale. L’appeal del nuovo «prodotto» politico è rilevante giacché l’unico termine di paragone possibile rispetto all’attuale situazione, il Pd, non ha mai interessato una fetta così grossa del mercato elettorale.

Fusione calda. L’entusiasmo di elettori e simpatizzanti per la fusione di Fi, An e delle altre formazioni è testimoniata dal grado di fiducia. Il 74% del campione ha maggiore o uguale fiducia nel Pdl rispetto a Forza Italia (97,1% tra gli azzurri) e il 61,7% rispetto ad An (86,7% tra gli aennini). Risultato dovuto alla leadership berlusconiana. Il premier è interpretato come politico di centro e dunque sintesi delle varie istanze dal 60% degli elettori attuali e dal 62% dei potenziali.

Avanti al centro. Il Pdl, indicato come detentore di un bacino elettorale sostanzialmente analogo a quello delle ultime politiche (36,8%) è in grado di attrarre a sé un ulteriore 19,2% di consensi. Dal punto di vista politico, il fronte maggiormente drenabile è quello centrista. In primis, quello della Lega (48,5% di elettori molto attratti e 21,1% mediamente attratti) e in secundis quello dell’Udc (15% e 17,1%). Sinteticamente si può affermare che il 70% degli elettori del Carroccio è in potenza un elettore del Pdl. Ma, e ciò è ancor più rilevante perché foriero di nuove preferenze per la coalizione di centrodestra, un terzo degli aficionados di Casini sono pronti a eleggere esponenti della nuova formazione.

Un partito «adulto». Il Pdl è un partito che raggiunge la maggioranza dei cittadini con età superiore a 35 anni (sia nella fascia 35-54 che in quella «over 55» si raggiungono quote vicine al 50%). Uomini e donne lo preferiscono in ugual misura anche se nell’elettorato mobile c’è una netta prevalenza femminile. Analogamente sono ripartite le preferenze e le simpatie di lavoratori dipendenti pubblici e privati (vicini al 40%) e quelle dei non lavoratori (casalinghe, studenti e pensionati sono prossimi al 50%). Preponderante l’elettorato cattolico: praticanti e non sono attorno all’80% dei votanti e al 50% dei potenziali elettori.

Dove migliorare. Il Pdl deve imporsi margini di miglioramento per tre categorie di elettori. I giovani tra i 18 e i 34 anni sono finora poco attratti dalla nuova formazione e devono essere maggiormente coinvolti. Più semplice, sulla carta, il compito riguardante i cittadini settentrionali e i lavoratori autonomi. Il 57% dei residenti al Nord e il 55% degli autonomi è fortemente attratto dal Pdl, ma si tratta di un elettorato a connotazione leghista. Il Pdl comunque è votato dalle «masse popolari», quelle che un tempo la Dc cercava di contendere alla sinistra cui ormai rimane solo lo «zoccolo duro» di professionisti benpensanti.




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28 marzo 2009

Il Congresso del PDL in diretta

 

NASCE IL PARTITO DEGLI ITALIANI

Windows Media PlayerGuarda con Windows Media Player

Simbolo - Il Popolo della Libertà
I lavori integrali del Primo Congresso del Popolo della Libertà, in diretta video dal padiglione 8 della Nuova Fiera di Roma.




permalink | inviato da luigi curci il 28/3/2009 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 marzo 2009

NASCE IL PARTITO DEGLI ITALIANI!




Inizia la nuova sfida del Popolo delle Libertà. Con tante rinunce e (iniziali) perplessità da parte di chi fa attivamente politica, specie se proveniente da Alleanza Nazionale. Con tante certezze e consensi tra gli elettori. In bocca al lupo a tutti coloro che hanno deciso di intraprendere questa nuova avventura!




permalink | inviato da luigi curci il 28/3/2009 alle 1:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


17 febbraio 2009

Azione Giovani incontra Francesco Ventola

Nel pomeriggio, presso la sede di Alleanza Nazionale a Barletta, il candidato alla Presidenza della Provincia Francesco Ventola, ha incontrato militanti di Azione Giovani del territorio. Presenti, oltre alle Comunità Militant di Barletta e Andria, anche il Presidente Provinciale dell'ASI Raimondo Lima e il Consiglieri Comunali del PDl Dario Damiani, Marcello Lanotte e Giovanni Alfarano.
Finalmente inizia la campagna elettorale...




permalink | inviato da luigi curci il 17/2/2009 alle 23:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


17 febbraio 2009

Walter è disoccupato!

Adesso Walter finalmente andrà in Africa? Ci mancherai Walter, ci mancherà la tua aria da buonista e le tue dichiarazioni inutili! Ci mancherà l'aria preoccupata di chi vuol camuffare un continuo fallimento! Ci mancherai, perchè sei riuscito ad esser peggio di Romano Prodi. Ci mancherai perchè in poche settimana ci hai consegnato Roma e l'Italia e impedito alla sinistra radicale di sedere in Parlamento.
Ciao Walter, e non preoccuparti perchè tu eri uno dei problemi, non il problema del PD, che continuerà a perdere, perchè socialisti, comunisti e democristiani non possono stare nello stesso partito...perchè il PD è nato per essere inconcludente! Ora riposati Walter...




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17 febbraio 2009

E intanto il PD è allo sbando...

 Dopo l'ennesima mazzata giunta dalle urne, il PD ridimensiona ancora una volta le sue ambizioni. Qualcuno era sicuro di vincere in Sardegna, cavalcando una inesistente onda anti-berlusconiana in Italia raccontata solo da Repubblica e Famiglia Cristiana. Figuriamoci se questo qualcuno riesca adesso a capacitarsi del nuovo disastro elettorale nella Sardegna che appariva una roccaforte della sinistra. Ed è così che viene a nudo quel che è il vero Partito Democratico, e cioè, quanto di più vecchio oggi esistente nella politica italiana.
Tornano con prepotenza le vecchie logiche del vecchio centro-sinistra. Qualcuno paventa o minaccia scissioni, riproponendo quindi il frazionamento dei partiti che tanto male ha fatto l'Italia; altri ancora, come D'Alema, propongono alleanze con la sinistra radicale portando quindi la sinistra italiana a rivivere la devastante stagione dell'Unione, e del trasformare la propria missione politica in un tentativo disperato di sommare quanti più voti possibili per battere il centro-destra!
Meno male che esiste il voto democratico, che meglio di qualunque altra manifestazione o rivista o trasmissione televisiva, racconta qual è la verità del Paese, e la verità è che la gente è con il Governo e che il PDL è l'unica vera proposta politica seria che guarda al futuro!

integro il post con l'editoriale di Mario Giordano

da
www.ilgiornale.it 


UNA WALTERLOO DOPO L’ALTRA


 
Se perde anche la Sardegna, come pare dalle proiezioni, Veltroni ha fatto davvero l’en plein. Un vero miracolo rovesciato, un Superenalotto all’incontrario, roba che se lo vede un gatto nero scappa per non farsi portare iella. Vi ricordate un anno fa? C’era il Walter arrembante, il pullman, la rimonta alle porte. Ebbene in dodici mesi quest’uomo da Guinness degli sfigati è riuscito a perdere, in serie, le elezioni politiche, le amministrative a Roma, le regionali in Abruzzo e ora è a un passo da perdere anche quelle in Sardegna. L’altro giorno ha perso pure le primarie del Pd a Firenze. Non male, no? Se si candidasse al Club amici di Topolino, avrebbe buone possibilità di perdere anche lì. In effetti Pippo e Pluto, ormai, sono più credibili di lui.
Lo chiamavano Walterloo, ma è persino un complimento: Napoleone prima di arrivare alla sconfitta decisiva qualche battaglia l’aveva vinta. Invece Veltroni l’ultima volta che ha vinto qualcosa, probabilmente, era quando giocava a briscola sulla spiaggia di Fregene. La verità è che si è costruito un’immagine perfetta, nutella e champagne, ma tutte le volte che è andato a misurare la sua presunta forza a suon di voti s’è preso scoppole memorabili.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. A questo punto si trova con un partito in formato Beirut, le giunte che crollano, la questione morale nascosta per un attimo sotto il tappeto ma pronta a riesplodere, i voti che scappano, i deputati che si ribellano, un progetto che non sta più in piedi. Da una parte c’è Rutelli che scalpita e lo tira verso il centro, chiedendosi legittimamente come possono resistere i moderati in un partito che in Italia sta con la Cgil, in Europa con il Pse e in Medio Oriente con Hamas. Dall’altra c’è D’Alema che lo tira verso la sinistra, criticando apertamente la sua gestione e la sua scelta di isolare Rifondazione & C. E in mezzo c’è lui, Walterloo, un uomo chiamato sconfitta, che non sapendo bene da che parte andare finisce sempre per scegliere quella sbagliata. Praticamente, un rabdomante dell’insuccesso.
L’unico conforto in mezzo alla totale disfatta, paradossalmente, gli potrebbe arrivare proprio dalla disfatta sarda. Se infatti sarà confermata la catastrofica sconfitta di Soru, Veltroni si sarà tolto di mezzo un pericoloso pretendente alla sua poltrona di segretario Pd. Ma è troppo poco per gioire: per quanti nemici si tolga di dosso, Walterloo non riuscirà mai a eliminare il più pericoloso di tutti. Sé medesimo.




permalink | inviato da luigi curci il 17/2/2009 alle 11:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 febbraio 2009

Vittoria in Sardegna. "Meglio Cappellacci, Peggio Soru"!

Dopo la storica vittoria dello scorso aprile alle Elezioni Politiche, appare essere nata in Italia una entusiasmante rivoluzione politica e culturale. Strumento fondamentale di questa rivoluzione è il PDL. Interprete straordinario, dalla grande intuizione, è stato Silvio Berlusconi, che con una proposta politica "reale" sfida e batte la "finta" proposta innovativa del PD.
Fatti e numeri si susseguono e confermano l'esistenza e la consistenza di questa rivoluzione. I fatti emergono dall'azione efficace e concreta di Governo. I numeri derivano dalle vittorie inanellate dall'aprile 2008, la conquista della Capitale, la conferma in Sicilia, la vittoria in Abruzzo e lo storico risultato di ieri in Sardegna.
In sintesi, dal buon governo deriva l'aumento dei consensi, e questo non può che soddisfare gli uomini e le donne del Popolo della Libertà e gli italiani tutti, visto che, da quando è nata la Seconda Repubblica, mai la coalizione di governo ha aumentato i suoi consensi. Ancor più incoraggiante è il fatto che le vittorie principali si sono ottenute al Sud, lì dove la Lega Nord non esiste!
Che continuino quindi gli inutili scioperi della CGIL, che continui l'accanimento di certa stampa e di certi comici.
Che continui Di Pietro a raccontare le filastrocche che iniziano sempre con queste parole: "Noi dell'Italia dei Valori"....tanto gli italiani hanno capito bene quali sono i "valori", che lui e il figlio, vogliono tutelare.
Veltroni, beh andrebbe scritto un libro...che continui...che continui ad esistere. Veltroni SANTO SUBITO. Che resti a vita a dirigere il PD, ma non perchè è un semplice porta fortuna bensì perchè è un autentico perdente! Riuscirà a vincere almeno le elezioni condominiali?
Il risultato del voto in Sardegna porta quindi nuovo entusiasmo e nuove speranze. Se ha perso Soru possiamo vincere ovunque. La grinta usata in Sardegna facciamola nostra per affrontare le varie camapagne elettorali di questa primavera, iniziando proprio dalla Sesta Provincia pugliese per sostenere Francesco Ventola Presidente.
Ecco gli ultimi dati che sanciscono la vittoria del PDL:

Regione SARDEGNA

Scrutinio candidati: 1.658 sezioni su 1.812
Scrutinio liste: -.--- sezioni su -.---
Percentuale votanti: 67,58%

 
RENATO SORU - 42,89%
 
Lista Voti % Seggi
 Soru presidente – La Sardegna che cambia 378.246 42,89% -
UGO CAPPELLACCI - 51,90%
 
Lista Voti % Seggi
 Popolo della Libertà 457.676 51,90% -
GAVINO SALE - 3,07%
 
Lista Voti % Seggi
 Indipendentzia Repubrica de Sardigna-Irs 27.118 3,07% -
PEPPINO BALIA - 1,56%
 
Lista Voti % Seggi
 Partito Socialista 13.812 1,56% -
GIANFRANCO SOLLAI - 0,55%
 
Lista Voti % Seggi
 Unidade Indipendentista 4.887 0,55% -
  • dati aggiornati alle: 08.36 del 17/02/2009




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17 febbraio 2009

Aggiornamenti dalla Sardegna

 

Regione SARDEGNA

Scrutinio candidati: 806 sezioni su 1.812
Scrutinio liste: -.--- sezioni su -.---
Percentuale votanti: 67,58%

 
RENATO SORU - 44,91%
 
Lista Voti % Seggi
 Soru presidente – La Sardegna che cambia 179.289 44,91% -
UGO CAPPELLACCI - 49,98%
 
Lista Voti % Seggi
 Popolo della Libertà 199.514 49,98% -
GAVINO SALE - 2,96%%
 
Lista Voti % Seggi
 Indipendentzia Repubrica de Sardigna-Irs 11.844 2,96% -
PEPPINO BALIA - 1,56%
 
Lista Voti % Seggi
 Partito Socialista 6.255 1,56% -
GIANFRANCO SOLLAI - 0,57%
 
Lista Voti % Seggi
 Unidade Indipendentista 2.283 0,57% -




permalink | inviato da luigi curci il 17/2/2009 alle 0:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 febbraio 2009

Avanti in Sardegna!

    Dopo 515 sezioni scrutinate su 1812 il candidato del PDL Cappellacci è in vantaggio sull'ex Governatore Soru. Attendiamo i dati ufficiali per esultare per questa nuova vittoria!




permalink | inviato da luigi curci il 16/2/2009 alle 22:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


9 febbraio 2009

PAOLO VIVE

 Comunicato di Azione Giovani Roma

 
PAOLO VIVE NELLA NOSTRA LOTTA. Sono passati molti anni da quella notte fredda, e molte cose sono cambiate. Ma non la nostra voglia di ricordare, di continuare a costruire il nostro futuro sull'esempio di Paolo... TRE STORIE... ...PER NON DIMENTICARE La prima storia… …un colpo alle spalle, una vile aggressione Paolo amava il suo quartiere, e proprio in nome di questo amore aveva programmato una battaglia per l'esproprio di Villa Chigi, che voleva far destinare a centro sociale e culturale. Per far partecipare gli abitanti del quartiere a questa battaglia sociale, il 3 febbraio sarebbe dovuta cominciare una raccolta di firme degli abitanti della zona. Paolo, impegnato in prima persona nell’iniziativa, aveva dedicato gran parte della giornata del 2 febbraio ad affiggere manifesti che la rendevano pubblica. Dopo una breve interruzione, l'affissione riprese alle 22.00. Durante il percorso non ci furono incidenti, anche se Paolo e la militante che lo accompagnava, notarono alcune presenze sospette. Verso le 24.45 Paolo si accingeva ad affiggere manifesti su un cartellone, situato su uno spartitraffico di Piazza Gondar, di fronte a dove era situata la fermata Atac del 38. Qui sostavano due ragazzi che, appena Paolo voltò loro le spalle per mettere la colla, si diressero di corsa verso di lui. Uno di loro lo colpì alla testa. Poi sempre di corsa, fuggirono per Via Lagotana. Paolo, ancora stordito per il colpo, si diresse alla macchina, da dove la ragazza che lo accompagnava aveva assistito impotente a tutta la scena. Dopo essersi sciacquato ad una fontanella la ferita, ancora abbondantemente sanguinante, Paolo riportò in sede i manifesti e il secchio di colla. Verso l'1.30, rientrò a casa. I genitori lo sentirono lavarsi i capelli, muoversi inquieto e lamentarsi. Lo soccorsero chiamando un'ambulanza, che però arrivò quando ormai Paolo era già in coma. Solo nella tarda mattinata del giorno dopo, il 3 febbraio (tardi, maledettamente tardi per uno nelle sue condizioni), Paolo venne operato, e gli vennero asportati due ematomi e un tratto di cranio frantumato. La seconda storia… …le indagini Le prime indagini furono condotte con estrema superficialità dal dirigente della DIGOS romana incaricato del caso, il dott. Marchionne. Non ci furono infatti né perquisizioni né fermi di polizia per gli esponenti dell'Aut.Op del quartiere Africano. La ragazza che era con Paolo, unica testimone dell'agguato, venne interrogata dagli inquirenti, che, più che all’accertamento dei fatti, sembravano interessati alla struttura organizzativa del Fronte della Gioventù e ai nomi dei suoi dirigenti. Tutto per dar corpo all'ignobile storiella della "faida interna". L'istruttoria sembrò avere una solerte ripresa quando al capezzale di Paolo arrivò anche l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Passato però il momento di risonanza dovuto a questo gesto, tutto sembrò tornare ad essere chiuso in un cassetto. La sera del 9 febbraio, dopo 7 gg di coma, la solitaria lotta di Paolo contro la morte giunge al termine: alle 20.05 muore. Seguirono giorni di forte tensione, in cui finalmente gli inquirenti si decisero, almeno apparentemente, a dare concretezza alle indagini. Vennero finalmente fatte alcune perquisizioni nelle case dei più noti esponenti dei Collettivi autonomi di Valmelaina e dell'Africano. Uno dei massimi sospettati era Corrado Quarra, individuato perché non nuovo ad aggressioni a ragazzi di destra. Dopo aver tentato varie volte di sottrarsi all'incontro con i magistrati, comportamento che non fece altro che confermare i sospetti su di lui, venne arrestato per caso la notte del 1 agosto ‘83. In un confronto all'americana Daniela, la ragazza che era con Paolo quella notte, lo riconobbe come colui che materialmente colpì Paolo. In conseguenza dell’avvenuto riconoscimento il fermo di polizia a suo carico divenne ordine di cattura per omicidio volontario aggravato da futili motivi. Dopo 3 mesi di silenzio, il 3 novembre la ragazza venne convocata per il secondo riconoscimento. Mentre si concentrava, fu avvicinata da una donna, che fu solo in seguito qualificata come avvocato difensore di uno dei due indiziati, la quale disse alla ragazza di fissarsi sulle caratteristiche somatiche della persona che accompagnava lo sprangatore. Daniela indicò il secondo presunto aggressore con sufficiente sicurezza, nonostante il magistrato le avesse più volte chiesto se ne era sicura. A questo punto si rivelò il tranello in cui era caduta: il giovane da lei riconosciuto non era l’indiziato, ma un amico a lui molto somigliante e per questo appositamente scelto dalla difesa. Inoltre, nel gruppo di persone tra le quali Daniela doveva effettuare il riconoscimento, vi era lo stesso Quarra, che nel frattempo si era fatto crescere la barba. A questo punto il giudice istruttore dr. Calabria disse alla ragazza che, se aveva sbagliato il secondo riconoscimento poteva aver sbagliato anche il primo. Discorso preparatorio finalizzato a facilitare la scarcerazione di Quarra, che avvenne, con proscioglimento da tutte le accuse, il 28/12/1983. Questo avvenimento, che segnò la fine delle indagini sull'omicidio di Paolo, passò sotto silenzio. Se ne avrà infatti notizia solo il 30/05/1984, grazie ad un comunicato stampa del Fronte della Gioventù. La terza storia… …la nostra, nell’Esempio di Paolo E’ stato molto difficile superare i giorni successivi alla morte di Paolo senza lasciarsi trasportare dalla rabbia e dal dolore per la morte di un fratello, ucciso vigliaccamente da un colpo alle spalle. Per chi ha diviso con Lui la militanza quotidiana, non farsi trasportare dalla spirale di tensione di quei momenti non è stato semplice. Il Fronte della Gioventù però ci riuscì è trasformò il furore di allora in lucida determinazione a non arrendersi, ad insistere nella decisione di mettere in pratica una “vendetta” molto particolare: trasformare in realtà i sogni, gli ideali ed i progetti di Paolo. Ed oggi, sebbene molte cose siano cambiate, quello spirito è rimasto lo stesso. Anzi è divenuto più forte, alimentato dall’amore di chi ha portato avanti le nostre idee quando questo significava rischiare tutto e dall’entusiasmo che l’esempio di Paolo ha acceso negli occhi di molti ragazzi che hanno cominciato a fare politica dopo il suo sacrificio. E quella vendetta che allora si decise di portare avanti ha dato i suoi risultati, che sono andati oltre ogni aspettativa. Quella vendetta infatti si attua ogni volta che uno di noi, entrando a far parte di un qualsiasi livello delle istituzioni, facendo politica nelle scuole o attività per le strade dei nostri quartieri, riesce a dare vita a quello in cui crede, a quello in cui credeva anche Paolo. E allora ogni assemblea d’istituto che riusciremo ad ottenere, ogni parco che riusciremo a far destinare a verde pubblico, ogni proposta di legge che riusciremo a far approvare, ogni battaglia culturale e sociale che porteremo avanti, sarà come far rivivere Paolo. O meglio, sarà come se non se ne fosse mai andato, perché riuscirà, attraverso di noi, a realizzare quello in cui ha sempre creduto, fino al sacrificio estremo. E’ difficile parlare di Paolo, che ha dato la vita per quell’Ideale in cui tutti crediamo, che è stato capace di sacrificare la propria giovinezza in nome di qualcosa di più alto, di più luminoso, di più vero. E’ difficile perché qualunque parola sembra inappropriata se usata per descrivere il gesto di un ragazzo come noi, che per il solo fatto di aver scelto la strada più dura, è morto a vent’anni. E’ difficile perché di fronte al sacrificio estremo spesso ci si sente estremamente piccoli e inadeguati e qualunque cosa si dica o si faccia sembra sciocca. E’ difficile, ma vogliamo provarci lo stesso, seguendo quel filo rosso che ci lega indissolubilmente a chi ha percorso prima di noi la strada sulla quale oggi stiamo camminando. Molti di noi hanno conosciuto Paolo solo ascoltando i ricordi di chi ha diviso con Lui la militanza quotidiana, leggendo la sua storia, guardando negli occhi sua madre. Eppure possiamo dire di aver vissuto con Lui, perché dividiamo la stessa anima. Stasera, come in tutti gli altri giorni della nostra vita, vogliamo dire a Paolo, e a tutti quelli che sono con lui in quella verde valle lontana e senza tempo, che noi ci siamo. Con tutte le nostre debolezze, con la stanchezza e lo scoraggiamento che a volte si fanno davvero pesanti, con i piccoli sacrifici di ogni giorno, che non sono niente se paragonati al loro. Ci siamo, e continuiamo, nel nostro mondo e nel nostro tempo, a percorrere la strada che prima di noi ha visto i loro passi svelti attraversare la vita, consapevoli del fatto che abbiamo scelto di vivere un ideale che va oltre il tempo e oltre la storia, un ideale che ha vissuto in loro e che ora vive in noi. Ci siamo, e sappiamo che in ogni semplicissimo atto della militanza di ogni giorno, come un’affissione, un volantinaggio, una riunione, un’assemblea, ci sono con noi anche loro. C’è chi il sangue è chiamato a versarlo tutto insieme e chi goccia a goccia: quando ci sentiamo stanchi e scoraggiati, quando ci assalgono i dubbi sulla scelta della militanza, sarà sufficiente pensare a chi, ragazzo di vent’anni come noi, ha versato il suo sangue tutto insieme e ci ha lasciato il dono più prezioso che si possa mai ricevere: un esempio da seguire.




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27 gennaio 2009

La sinistra di carta "velina"

 Dopo il "trionfo" di Luxuria, addirittura paragonato da alcuni quotidiani alla vittoria di Obama, ma in realtà dagli italiani già oggi archiviato e dimenticato come è giusto che sia, la sinistra usa ancora un reality per eleggere una nuova paladina. Si tratta della hostess di Alitalia, nei confronti della quale GIUSTAMENTE la CAI ha aperto un provvedimento disciplinare per non aver svolto i suoi obblighi di lavoro. Lei in lacrime si chiede perchè è stata licenziata, ma queste lacrime fanno parte di un copione prevedibile che tutti si aspettavano dal momento in cui si è appreso che un'hostess Alitalia avrebbe partecipato al Grande Fratello. Ora manca solo che giovedì ad Annozero Santoro deidichi una puntata ai diritti sindacali della hostess, un pò come ha pateticamente dedicato una puntata alla vittoria di Vladimiro Guadagno all'Isola dei famosi.
Un motivo in più per non guardare un programma stupido come il Grande Fratello! Un ennesimo motivo per farsi una grassa risata alla faccia di questa sinistra, tutta veline e reality show!




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27 gennaio 2009

Accogliamo l'appello de "Il Tempo"

                           L'appello: Battisti in Italia e in galera
        VAI SUL SITO " IL TEMPO.IT" E FIRMA LA PETIZIONE PER IL RIENTRO IN ITALIA DELL'ASSASSINO CESARE BATTISTI,
        FACCIAMO IN MODO CHE LA SUA VACANZA IN "BRASILE" ABBIA TERMINE.




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24 gennaio 2009

Locandina di Azione Giovani

 Una locandina che spiega perfettamente la nostra posizione sulla situazione in Medio Oriente.
Intanto in tutta Italia nascono manifestazioni pro Palestina, manifestazioni giuste e condivise anche se promosse da organizzazioni di sinistra. Meno condivisa però quando si inizia il patetico rogo di bandiere. Mi chiedo come certa gente in queste ore stia osteggiando le bandiere israeliane e poi il 27 griderà a gran voce "mai più antisemitismo"!




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21 gennaio 2009

IL FUTURO DELLE IDENTITA' - Il documento politico

 Discussione sul Documento politico organizzativo dei Circoli Nuova Italia    CIRCOLI NUOVA ITALIA

IL FUTURO DELLE IDENTITA'
I valori della destra nel Popolo della Libertà

Docuemtno politico organizzativo

Roma, 18 gennaio 2009

I – UNO SCENARIO DI SFIDA E DI RISPOSTA

1. La crisi finanziaria che è esplosa in questi mesi è stata definita da tutti gli osservatori come una vera e propria crisi economica globale, non di tipo congiunturale, ma strutturale e con effetti quantomeno di medio periodo. Si tratta di una crisi di sistema e di una crisi di valori che non può trovare delle risposte semplicemente tecnico-economiche. Si apre quindi una stagione di profonda revisione di quello che Giulio Tremonti ha definito il “pensiero unico mercatista”, che deve produrre nuovi modelli politici, culturali e valoriali.
2. Gli effetti più diretti di questa crisi sono di tipo geo-politico: la crescita dello squilibrio dei rapporti tra il Nord ed il Sud del mondo, così come la modifica delle relazioni tra Occidente ed Oriente. Cresceranno le tensioni tra roduttori e consumatori di materie prime e di energia, ma soprattutto aumenterà il livello di povertà e di sottosviluppo che segna ormai ogni latitudine del pianeta. Questo fenomeno, infatti, non riguarda solo i paesi in via di sviluppo: anche nei paesi industrializzati rischia di alzarsi la soglia di povertà toccando un numero sempre maggiore di famiglie ed erodendo ulteriormente il potere d’acquisto dei ceti medi e
popolari. A livello planetario l’effetto più critico potrà essere una nuova spinta verso la predicazione del fondamentalismo e le derive terroristiche, aumentando i problemi di sicurezza e di controllo geopolitico. A livello interno, in tutti i paesi occidentali, il populismo demagogico, a destra come a sinistra, troverà nuovi argomenti per aggregare consensi.
3. L’elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti, oltre a suscitare simpatia e speranza di rinnovamento, non solo negli ambienti progressisti dei paesi occidentali, porterà ad una ridefinizione dei rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea. C’è da attendersi che il nuovo Presidente USA rivolga alle nazioni europee sollecitazioni più complesse del semplice coinvolgimento militare nelle diverse spedizioni militari contro il fondamentalismo. Questo si aggiunge ad una oggettiva maggiore debolezza del colosso statunitense, che più di ogni altro si deve misurare con gli effetti della crisi globale che stiamo vivendo. Il risultato sarà una maggiore autonomia in cui l’Europa, nolente o volente, potrà e dovrà operare nel contesto occidentale, uscendo, forse definitivamente, dall’antico dilemma sull’allineamento o meno con gli Stati Uniti. Sarà lo stesso alleato d’oltreatlantico a sollecitarci, in nome di nuovi principi etici e della condivisione di sforzi materiali, ad una maggiore autonomia e responsabilizzazione: la nuova situazione richiederà quella forza e quella compattezza che l’Europa fino ad oggi non è riuscita a costruire. E’ infatti di tutta evidenza che di fronte a queste ineludibili sfide, l’attuale Unione Europea si presenta inadeguata sotto il profilo delle strutture politiche comuni, della integrazione infrastrutturale, della governance. I trattati richiedono un ulteriore aggiornamento che rimedi agli effetti paralizzanti di un allargamento fatto in modo frettoloso e che faccia nel contempo tesoro dell’esperienza recente della crisi economica (che ha visto il protagonismo del “concerto” dei governi e non certo quello della
Commissione). Contemporaneamente dovre mo confrontarci con il peso crescente che nuovi interlocutori, come la Russia e la Cina, assumeranno nello scenario europeo.
4. L’insieme combinato di questi effetti e di queste problematiche rafforzerà quel vento identitario che già da molti anni soffia in Europa e che più recentemente ha portato alla vittoria di Sarkozy in Francia e di Berlusconi in Italia. E’ un fenomeno che non può essere incanalato dentro gli assetti istituzionali della vecchia Europa, senza una profonda riforma di questi assetti e senza una radicale rigenerazione dei fondamenti dell’azione politica. Altrimenti crescerà il rischio che questo vento identitario torni ad assumere caratteri negativi di intolleranza e di xenofobia. La sconfitta storica che Nicolas Sarkozy ha inflitto a Jean-Marie Le Pen sul
versante destro della politica francese continua ad avere un valore emblematico: essa è stata l’effetto di una grande apertura di credito al nuovo Presidente francese per realizzare un profondo cambiamento politico e per rigenerare la forza della nazione francese. Se questa apertura di credito si dovesse dimostrare fallimentare è presumibile che quelle spinte identitarie tornerebbero a cercare nuovi interpreti di natura estremista e populista. Anche in Italia una eventuale delusione delle speranze generate da Silvio Berlusconi e dal Popolo delle Libertà tornerebbero ad alimentare le spinte demagogiche dell’antipolitica che sembravano inarrestabili nel biennio del governo Prodi (Di Pietro, Beppe Grillo, Travaglio,...)
5. Il quadro politico in cui nasce il Popolo della Libertà è dunque, oggi più che mai, uno “scenario di sfida e di risposta”. Di sfida e di risposta per l’Europa che si trova di fronte al bivio tra esistere o meno come soggetto politico forte nello scenario della globalizzazione, senza più l’alibi di scaricare le proprie responsabilità sugli Stati Uniti d’America. Di sfida e di risposta per l’Italia che vede ridotti i margini di sostenibilità delle proprie antiche fragilità, senza poter più rimanere sul guado di una transizione infinita. Di sfida e di risposta per il Popolo della Libertà il cui atto di nascita e il cui progetto politico è legittimato dalla capacità di affrontare con decisione ed efficacia i grandi nodi strutturali dello sviluppo nazionale.
6. L’Italia si trova oggi in condizione di poter sfruttare una situazione per certi versi paradossale, perché viene colpita meno di altri paesi dalla crisi internazionale e vede ridurre le distanze che la lasciavano indietro in termini di modernizzazione. La crisi livella verso il basso i rendimenti delle nazioni occidentali e diminuisce i nostri gap rispetto agli altri competitori, ma si tratta di un effetto momentaneo che si trasformerebbe in una situazione terribilmente negativa se proprio in questo momento non venissero attuate grandi strategie di riforma. E’ una “finestra di opportunità” che deve spingerci ad eliminare le cause di quello che fino a qualche tempo fa veniva definito il “declino” dell’Italia. Non bisogna essere enfatici per ribadire ancora una volta e con ancora maggiore convinzione che è necessaria una “rivoluzione italiana”, ovvero un processo riformista profondo e globale, saldamente ancorato a quelli che sono i valori culturali della nostra identità nazionale. Quindi, le sfide che dovremo affrontare saranno quelle di costruire nuove formule di coesione sociale appropriate al nostro tempo, per perseguire una visione comunitaria in grado di generare un futuro migliore e più prospero; un modello di sviluppo in grado di sostenere la competitività del sistema-Paese e delle imprese, valorizzando le potenzialità vincenti dell’Italia.

II – IL SIGNIFICATO DELLA NASCITA DEL POPOLO DELLA LIBERTA’
7. Non vi è dubbio che tutto il percorso di nascita del centrodestra italiano nella seconda Repubblica sia stato contrassegnato da un altissimo tasso di innovazione. Almeno fino alla nascita del Partito Democratico, solo sul nostro versante sono nate forze politiche realmente innovative rispetto al sistema partitico del dopoguerra. Per fattori diversi, Alleanza Nazionale, Forza Italia e Lega Nord hanno rappresentato la vera discontinuità che ha fatto nascere la seconda Repubblica, mentre nel centrosinistra hanno prevalso a lungo le nostalgie per il passato. Nella struttura delle forze politiche e soprattutto nei programmi si è realizzato un vero e proprio rovesciamento di fronte, con la sinistra impegnata a conservare i vecchi equilibri e il centrodestra teso a creare una vera discontinuità e a “pensare il futuro”.
8. Oggi il Popolo della Libertà è chiamato a celebrare il suo atto di fondazione in una condizione di ambivalenza che si può rivelare pericolosa. Infatti il Pdl da un lato raccoglie le spinte innovative di due forze inedite come Alleanza Nazionale e Forza Italia, dall’altro lato deve incanalare queste forze, insieme ad alcuni frammenti di eredità del vecchio pentapartito (post-democristiani, repubblicani, liberal-socialisti,…), nell’antico alveo del Partito Popolare Europeo. Cosa prevarrà in questo passaggio? La volontà di cambiare o il ristabilirsi di una continuità? In altri termini dobbiamo domandarci se il Pdl può riproporre per il futuro dell’Italia una edizione riveduta e corretta della vecchia Democrazia Cristiana.
9. Nel corso della prima Repubblica il centro e la destra erano divisi e contrapposti dalla pregiudiziale antifascista: da un lato il centro rappresentato dalla Democrazia Cristiana e dai partiti laici, dall’altro lato la destra rappresentata dall’Msi-Dn. La sinistra è sempre stata molto abile nell’utilizzare la pregiudiziale antifascista, per tenere diviso il fronte avversario e soprattutto per demonizzare non solo ciò che era propriamente ascrivibile al fascismo ma anche i valori legittimi di una destra democratica. La sinistra, ad esempio, condannava, giustamente, il nazionalismo aggressivo del Ventennio, ma riusciva ad associare in questa condanna i valori di Patria e di Nazione di cui il nazionalismo è solo una degenerazione. Insomma, l’operazione compiuta dalla Sinistra nella prima Repubblica è stata quella di tenere fuori dall’arco costituzionale non solo ciò che era realmente incompatibile con i principi della democrazia, ma tutti i valori di destra, anche quelli propri ad una destra democratica ed europea. Non a caso l’appellativo di “fascista” è stato di volta in volta attribuito dalla Sinistra comunista a Fanfani come ad Andreotti, o a Craxi, al fronte referendario contro il divorzio, all’esercito israeliano, a Nixon, fino all’attuale presidente francese, definito nell’ultima campagna elettorale “sarko-fascio”. Purtroppo in Italia questa strategia ha trovato, fino alla nascita di Alleanza Nazionale, un alleato oggettivo in quella destra che non riusciva a scindere totalmente le proprie responsabilità dall’esperienza fascista, condannando senza attenuanti la natura totalitaria ed antidemocratica di quell’ideologia e di quel regime. La nascita di Alleanza Nazionale, con la sua rottura rispetto al passato, è stata quindi decisiva per abbattere il muro di separazione fra il centro e la destra, creando, per la prima volta nel dopoguerra, una destra democratica capace di svolgere in Italia un ruolo simile a quello svolto in Spagna da Alleanza popolare (la formazione politica di Aznar precedente alla fusione nel Partito popolare), dai conservatori in Gran Bretagna, dai gollisti in Francia, dai cristianodemocratici e dai cristiano-sociali in Germania.
10. Anche la Democrazia Cristiana della prima Repubblica è stata artefice e vittima della separazione fra il centro e la destra. Da un lato non si è mai impegnata a legittimare i valori di una destra democratica, dall’altro lato si è trovata chiusa nell’anomalia tutta italiana di un centro privo di un ancoraggio a destra e quindi proteso alla moderazione ed alla mediazione fine a se stesse. Se viviamo in un’Italia che ancora risente delle profonde distorsioni culturali dell’egualitarismo marxista è perché il “bipolarismo imperfetto” della prima Repubblica era costruito su una Sinistra comunista egemone sul versante della cultura e dell’innovazione politica e su un Centro attrezzato alla gestione del potere ma privo di un ambizioso progetto di sviluppo per la società italiana: una gestione ordinaria e non strategica che ha prolungato l’attesa per la modernizzazione del paese. La prima conseguenza di questa situazione è stata la progressiva perdita di influenza nella società italiana dei valori cattolici e dei principi della dottrina sociale della Chiesa. La seconda conseguenza è stata la totale mancanza di una elaborazione politica su valori “di destra” come quelli di Patria, di Nazione, di senso dello Stato, di meritocrazia e di autorità. La terza conseguenza è la subalternità del modello di sviluppo e dei progetti di riforma agli stereotipi della sinistra marxista.
11. Quindi se il Popolo della Libertà non vuole ricadere nei limiti e negli errori del pentapartito della prima Repubblica deve essere coscientemente il luogo politico di unità e di sintesi dei principi del centro e della destra. Sul versante dei valori come sul versante della capacità di guidare il cambiamento, il nuovo partito non deve essere una forza geneticamente conservatrice o moderata. I due aspetti sono strettamente connessi: l’unità fra il centro e la destra consente di socializzare nella maggioranza del popolo italiano valori e principi che sono rimasti marginali durante la prima Repubblica e che sono quindi essenziali per realizzare quel grande cambiamento che abbiamo definito come “rivoluzione italiana”.
12. Prescindendo dalle categorie di Centro e di Destra, oggi sicuramente logorate e non univoche, pensiamo che i valori di sintesi del Popolo della Libertà possano essere quelli di libertà, identità, comunità e autorità. In questa sintesi troviamo l’equilibrio fra la libertà della persona umana ed il suo radicamento nelle identità comunitarie e nella nazione; il riferimento ai valori tradizionali, alla famiglia, al senso dello Stato ed il pieno rispetto dei principi democratici e partecipativi; la libertà del mercato e delle imprese, la sussidiarietà, la solidarietà comunitaria e l’equità sociale; le pari opportunità e la valorizzazione del merito e dell’educazione; la sicurezza del cittadino ed il rispetto della legalità; il controllo dei flussi migratori senza intolleranza e senza xenofobia; il senso di un destino comune continuamente rinnovato nel consenso democratico e nel libero confronto delle idee; la difesa dell’interesse nazionale nell’integrazione europea ed in una cornice di coesistenza pacifica tra i popoli.
13. E’ sufficiente leggere la carta dei valori del Partito popolare europeo per comprendere come esso sia già predisposto a questi valori, ma è altrettanto chiaro che l’entrata del Pdl rappresenterà un altro passaggio, dopo l’arrivo dei gollisti, dei conservatori e del partito popolare spagnolo, per far assumere al Ppe una compiuta identità di centro-destra, più ampia del vecchio retaggio centrista e democratico-cristiano. Non è un caso che oggi l’Udc di Casini cerchi di elevare delle barriere a Bruxelles contro l’ingresso degli uomini di An nel Ppe: questi nostri ex-alleati sanno che questo approdo rappresenta il definitivo affermarsi anche a livello europeo della logica bipolare. Ma questa trasformazione è necessaria: c’è bisogno di un forte soggetto politico di centro-destra a Bruxelles per rimettere in movimento l’Europa con il senso di una missione storica e politica nel contesto globale. Un progetto di sviluppo economico che porti i paesi europei fuori dalla recessione mondiale non può nascere che da una chiara visione geopolitica e dal rifiuto dei dettami del pensiero unico mercatista. L’Europa si accorgerà che non può più delegare agli Stati Uniti l’onere e la responsabilità di unico guardiano dell’ordine mondiale, solo se riuscirà a sviluppare un chiaro sentimento della propria identità e del proprio comune destino. L’entrata nel Ppe quindi deve essere vista come un approdo storico, finalizzato non tanto alla compiuta legittimazione della Destra politica italiana, quanto alla liberazione da un’egemonia politico-culturale progressista che ha impedito all’Unione europea di acquisire identità e progettualità politica. 14. C’è un’altra caratteristica del nuovo progetto che deve essere rivendicata con forza: il Pdl non può essere un partito paternalista e conservatore. Se crediamo alla libertà degli individui, alla dinamica spontanea dei gruppi sociali, alla creatività e all’innovazione, se crediamo al cambiamento e alla rivoluzione italiana, dobbiamo puntare ad un Partito in grado di promuovere il protagonismo e la partecipazione degli uomini e delle donne, delle famiglie, delle comunità e dei territori che compongono l’Italia. La sinistra è stata per lungo tempo egemone perché ad essa è stato lasciato il monopolio culturale, estetico, simbolico e retorico del protagonismo sociale, della partecipazione e della modernizzazione. Tutti questi principi dal ’68 in poi sono stati confusi dal fronte progressista con l’emancipazione dai valori tradizionali: così l’emancipazione della donna è stata vista come una liberazione dalla famiglia e dalla maternità, il protagonismo sociale come conflittualità ed egualitarismo, la partecipazione come assemblearismo e rifiuto dell’autorità, la modernizzazione come superamento dell’identità nazionale e dei valori tradizionali. Rifiutare tutto questo non deve significare cadere nella trappola del paternalismo e del conservatorismo, né la modernizzazione dell’Italia può essere pensata come un progetto elitario costruito senza il protagonismo di ampi ceti popolari. Per guidare il cambiamento dell’Italia bisogna essere in grado di compiere una modernizzazione identitaria, un protagonismo sociale che rigeneri il tessuto comunitario invece di sradicarlo, una partecipazione che faccia emergere i migliori, valorizzando responsabilità, merito e capacità di rappresentanza. I valori della tradizione, quando sono veri e vitali, possono e debbono incarnarsi in forme sempre nuove, rigenerandosi nella libertà degli individui, nella capacità di competere e di crescere insieme.

III – LA RIVOLUZIONE DELLA NUOVA ITALIA
15. Abbiamo sottolineato la necessità di dare al riformismo del Popolo della Libertà il tratto di una vera e propria “rivoluzione”. La nascita della Nuova Italia deve essere caratterizzata da un vero e proprio “salto di paradigma”, ovvero dalla capacità non di migliorare, ridefinire o riparare il modello esistente, ma di costruire un modello radicalmente nuovo, basato su principi e compatibilità profondamente diversi dalla realtà attuale. Questo cambiamento deve essere ricondotto nell’alveo di una reale rigenerazione istituzionale. Se guardiamo alla Costituzione attualmente vigente scopriamo che i difetti della vecchia Italia sono tanto negli articoli non applicati o disattesi, quanto negli articoli non scritti o da modificare. Questo vuol dire che se nel nostro orizzonte politico ci deve essere una profonda riforma costituzionale (da attuare non solo attraverso successivi aggiustamenti ma con l’elezione di una nuova Assemblea costituente), con altrettanta forza dobbiamo puntare al superamento delle ipocrisie e dei compromessi che hanno impedito a molti articoli costituzionali di essere realmente applicati. Pensiamo all’articolo che prevede la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, pensiamo ai molteplici diritti garantiti alle persone, alle famiglie ed ai gruppi intermedi, alle tante promesse di giustizia civile e sociale, per renderci conto di questo paradosso: la Costituzione italiana va tanto modificata, quanto attuata. La nostra rivoluzione deve essere quindi più volta ad affermare e a costruire, che a negare e a distruggere. Dobbiamo operare sulla pianta della nostra Repubblica per rafforzarne il radicamento nell’identità nazionale, per irrobustire il tronco delle istituzioni, per offrire frutti non avvelenati da compromessi e tradimenti. Questo atteggiamento è tanto più necessario oggi, nell’attuale crisi della globalizzazione: dobbiamo riformare le nostre istituzioni senza indebolirle e senza creare pericolosi vuoti di sovranità. Questo ci porta ad una politica che deve essere intransigente senza essere faziosa, carica di valori e di riferimenti culturali senza cadere nell’ideologia. Bisogna muoversi su un equilibrio difficile: dobbiamo puntare a riforme profonde ma condivise, essere capaci di decidere e nel contempo di aprire alla partecipazione, di rifiutare consociativismi ma di non rinunciare al
confronto con gli avversari politici. Quindi il problema delle riforme istituzionali appare come uno dei nodi centrali dell´identità e della dimensione programmatica del PdL: lo Stato non può e non deve essere visto come un male necessario da ridurre al minimo, deve diventare la legittima sede della sovranità e il luogo entro cui la società civile protegge, organizza e promuove se stessa.
16. Il primo problema è quello di ricostruire l’unità nazionale partendo dal basso: questo deve essere il significato del processo federalista che in questi anni stiamo costruendo nel non facile confronto con la Lega Nord. Ma proprio chi viene da un profondo radicamento nell’identità nazionale deve essere consapevole di un problema e di una opportunità. Il problema è che la nostra unità nazionale è stata compiuta solo parzialmente nel processo risorgimentale, realizzato calando dall’alto strutture burocratiche e stataliste, livellando le identità dei territori e creando un profondo squilibrio fra il Nord ed il Sud del Paese. L’opportunità nasce dalla consapevolezza che federalismo deriva dalla parola “foedus“, che significa non dividere ma unire i diversi in un “patto fiduciario”. Quindi il federalismo italiano deve servire a rigenerare l’unità nazionale partendo dal basso, valorizzando l’identità dei territori, promuovendo lo sviluppo locale, premiando le autonomie locali virtuose e competitive. Questa nuova unità nazionale è chiamata a cancellare un antico paradosso: quello di una nazione millenaria come l’Italia che non riesce a dotarsi di uno Stato unitario all’altezza delle sue grandi tradizioni di civiltà. I cento campanili delle nostre meravigliose città, le forti identità territoriali e regionali non sono una negazione dell’identità italiana ma il modo con cui essa manifesta la sua ricchezza e la sua complessità. Proprio l’anniversario dei 150 anni di unità nazionale possono essere l’occasione per affermare solennemente questa lettura storica e questa prospettiva di cambiamento.
17. In questo nuovo contesto federale anche la città di Roma acquisisce un nuovo significato per cancellare un ulteriore antico paradosso: quello di essere una città eterna ed universale e contemporaneamente una mediocre capitale nazionale appesantita da sovrastrutture burocratiche e stataliste. La nuova autonomia di Roma capitale, che sarà inserita nella riforma federale, permetterà alla nostra città di diventare realmente una metropoli internazionale portatrice di valori universali, punto di incontro fra il Nord ed il Sud del mondo, centro del Mediterraneo, capitale internazionale della cooperazione allo sviluppo. Lo sviluppo globale oggi passa attraverso le grandi aree metropolitane, dove si realizza quella concentrazione di innovazione, ricerca e creatività che permette di produrre le punte di eccellenza che dominano a livello internazionale. Oggi che le città-tempio del pensiero mercatista stanno entrando in crisi e si cerca un modello di globalizzazione più rispettoso dei diritti delle persone e dei popoli, una città come Roma può essere un grande punto di riferimento in termini culturali e di sviluppo, in grado di guidare realmente lo sviluppo di tutta la comunità nazionale.
18. Una caratteristica fondamentale della nostra identità nazionale è quello della qualità. Qualità del vivere, qualità del produrre, qualità dello sviluppo. Questo è il messaggio portato dal made in Italy e dall’italian style. Ma la qualità non si riproduce senza meritocrazia, senza la valorizzazione delle persone più capaci, più creative e più meritevoli. Se la meritocrazia è un fondamento per tutte le nazioni più competitive, per l’Italia costituisce una necessità ancora più stringente. Solo su questa strada si riesce a incanalare l’individualismo italiano su strade virtuose, a valorizzare minoranze attive realmente radicate nel contesto popolare e istituzionale, ad aprire la strada alla creatività e a contrastare la fuga dei cervelli. Nei concorsi, nei contratti di lavoro, nelle gare, nell’accesso al credito, nelle pari opportunità, nella possibilità di creare un’impresa e di esercitare una professione, il merito deve essere un nuovo fondamento, articolato su regole precise, su una costante vigilanza, su un costume civile che non ammetta più deroghe e che sia consapevole dei vantaggi di sistema che la centralità del merito produce. La meritocrazia non deve portare al paternalismo, ma deve essere una virtù profondamente legata alla partecipazione democratica, alla trasparenza dei comportamenti, all’emancipazione da ogni sudditanza.
19. L’Italia è stata accusata dalla Sinistra di essere il paese del “familismo amorale”, ovvero il contesto in cui le persone sentono doveri solo nei confronti del proprio nucleo familiare senza estendere gli stessi obblighi morali al contesto sociale ed alle leggi dello Stato. Da questa contestazione i progressisti traggono alimento per rafforzare i loro attacchi all’istituto familiare che, secondo loro, dovrebbe essere sostituito da indefinite catene di legami affettivi. Noi invece pensiamo che la famiglia debba essere riconosciuta al centro della realtà sociale, proprio per poterla responsabilizzare rispetto agli altri livelli di appartenenza comunitaria.
La famiglia si chiude in se stessa e può diventare luogo di aberrazioni quando si sente assediata da un contesto ostile dal punto di vista sociale economico e culturale. Tutte le esperienze ci dimostrano che il decadimento dei valori familiari o l’appartenenza a famiglie disagiate, indeboliscono le personalità, non solo dei figli ma anche dei genitori, rendono più difficile il processo di formazione educativa, diminuiscono la propensione alla solidarietà ed alla partecipazione. La famiglia è il fulcro della socializzazione primaria, quella che plasma ogni persona e la prepara al vivere in società: la famiglia pertanto non può che essere il nostro punto di riferimento primario e prioritario. È tempo quindi di uscire dall’equivoco e realizzare quella vera politica della famiglia che fino ad oggi è mancata in Italia, ricostruendo su questo fondamento tutte le politiche sociali, educative e valoriali. La carenza di risorse ci impone di procedere non solo per correttivi, ma con un vero cambiamento di modello: è necessario redistribuire le risorse esistenti valorizzando il nucleo familiare invece del singolo individuo. In questo modo è possibile realizzare la riforma fiscale del quoziente familiare senza ridurre drammaticamente il gettito delle imposte, aiutando le famiglie numerose e monoreddito, consentendo a tutte le coppie di avere figli senza sopportare problemi economici insostenibili. Ugualmente, solo l’applicazione del principio di sussidiarietà può permettere, in campo educativo ed in campo sociale, di realizzare quel diritto alla libertà di scelta che valorizza le famiglie e la loro autonomia. Famiglie che possono scegliere, possono più facilmente radicarsi in contesti comunitari, nell’associazionismo sociale, nelle comunità territoriali, nelle reti formative. In questo modo la famiglia non è un’isola a se stante ma il centro di cerchi concentrici che rappresentano le diverse appartenenze comunitarie.
20. Il valore della vita deve tornare centrale in un paese a bassissimo tasso di natalità, che, in virtù dell’aumento della speranza di vita, invecchia progressivamente. La politica della natalità deve essere allora il principale fondamento della politica per la famiglia ma deve anche aiutare a combattere la piaga degli aborti e degli abbandoni. Ogni nuovo nato deve essere considerato un bene della comunità nazionale e nessuna madre, nessuna gestante, in nessuna condizione, deve sentirsi abbandonata a se stessa. La creazione della cosiddetta “social card”, utile in ogni contesto di disagio sociale, è particolarmente necessaria per le gestanti e per i bambini in tenera età, mentre il rafforzamento della rete degli asili nido e l’abolizione dell’IVA sui prodotti dell’infanzia sono ormai traguardi per tutte le politiche sociali europee. Gli ospedali, i consultori, i centri di assistenza devono costituire la rete in grado di offrire questi ed altri servizi alla vita che si riproduce. Nell’estremo opposto della vita dobbiamo misurarci con le necessità dei non auto-sufficienti, dei disabili gravi, dei malati terminali, degli anziani. L’ipocrisia dell’eutanasia, l’abbandono della terza età, gli equivoci del testamento biologico, devono trovare risposte intransigenti a difesa del diritto alla vita fino alla morte naturale. Qui e non altrove si vede la forza di una civiltà che crede davvero nel valore della vita e nel rispetto della persona.
21. Tra i grandi pericoli che segnano la nostra comunità nazionale emerge con forza il rischio educativo, un rischio che ha volti diversi ma che si traduce nell’interruzione della continuità generazionale e nella riduzione degli orizzonti di futuro per i più giovani. Si sostiene da più parti che dal dopoguerra la nostra è la prima generazione di italiani che non è più in grado di promettere un futuro migliore ai propri figli e questa difficoltà deriva anche dalla crescente difficoltà di dare una formazione forte e competitiva ai giovani. Il rischio educativo si manifesta nel dilagare del bullismo, del cinismo, del nichilismo e della “cultura dello sballo” tra i giovani, nell’abbassamento del livello culturale e formativo delle nostre scuole, nella difficoltà di costruire percorsi professionali all’altezza dei tempi e della crescita tecnologica. La possibilità di scelta di tutte le famiglie tra scuola pubblica e scuola privata, la riforma della scuola e dell’università in chiave meritocratica per garantire a tutti un vero diritto allo studio, la possibilità di responsabilizzare il mondo studentesco con una vera partecipazione alla vita della scuola senza il ritorno ad un anacronistico paternalismo, una massiccia diffusione della pratica sportiva in tutti i territori ed in tutti i contesti sociali come strumento educativo, un grande programma di investimenti pubblici e privati sulle strutture formative e di ricerca, sono le priorità che emergono come risposta a questa emergenza.
22. Dopo la valorizzazione della famiglia l’ulteriore obiettivo che ci viene indicato dal principio di sussidiarietà è il riconoscimento della autonomia e della partecipazione della società civile organizzata. Il riconoscimento dei corpi intermedi, la valorizzazione delle autonomie funzionali (inserendo in questa definizione non solo le università e le camere di commercio ma anche gli ordini professionali), il protagonismo delle organizzazioni non profit e dell’associazionismo sociale, la responsabilità sociale delle imprese, il riconoscimento giuridico delle parti sociali e una concertazione ispirata ad obiettivi reali di sviluppo, sono le articolazioni di questa nuova politica sociale, civile ed economica. Non si supera lo statalismo e l’ingerenza della “casta politica” senza questo nuovo modello partecipativo, che deve puntare in tutti i settori a valorizzare le competenze, le rappresentanze e la responsabilità degli attori sociali rispetto all’interesse pubblico e al bene comune. L’Italia è sempre stata caratterizzata da una grande ricchezza della propria società civile che, invece di essere demonizzata come un insieme di corporazioni e di lobby, deve essere mobilitata verso obiettivi comuni.
La dinamica sociale non viene paralizzata dal riconoscimento di questo tessuto, se si evita sistematicamente il prevalere di monopoli in ogni settore di vita sociale ed economica. La concorrenza, la competitività, la mobilità sociale non sono bloccati dai gruppi intermedi, che anzi rendono più ricca questa dinamica, ma dalle posizioni dominanti e dalle oligarchie che si possono formare con più facilità proprio nelle “società molecolari e fluide” dove gli individui non hanno radicamento e appartenenza. A questo serve la democrazia partecipativa nei diversi contesti sociali ed economici: ad evitare posizioni di potere inamovibili e irresponsabili.
23. La partecipazione politica si deve realizzare attraverso un riordino della democrazia rappresentativa e il rilancio della democrazia diretta. La democrazia rappresentativa deve portare a un riconoscimento giuridico dei partiti politici, che devono garantire la propria democrazia interna e la trasparenza nelle scelte dei candidati attraverso le preferenze o le primarie.
Si esce dai pericoli della “casta politica” e della “questione morale” anche attraverso una legge per il riconoscimento delle lobby, più trasparenti forme di finanziamento della politica e l’alleggerimento della filiera delle istituzioni di rappresentanza politiche. Non possiamo essere il paese dove si vota per le circoscrizioni, per i comuni, per le province, per le regioni, per il Parlamento e per il Parlamento europeo: dobbiamo abolire o accorpare questi passaggi, e diminuire il numero degli eletti ad ogni livello per ridurre i costi della politica e per rendere trasparente la rappresentanza. Contemporaneamente, la democrazia diretta deve acquisire un maggiore peso con l’elezione diretta dei vertici esecutivi dal Presidente della Repubblica o del Governo, fino al Presidente della Regione, secondo un antico principio presidenzialista e decisionista oggi rilanciato dalle proposte di Silvio Berlusconi. La revisione della legge elettorale e la riforma costituzionale sulla forma di governo sono gli ulteriori passaggi di questo processo riformatore che ci deve consegnare dei vertici politico-istituzionali più snelli, più decisionisti e più responsabili.
24. Al di sotto dei vertici politico-istituzionali ci sono gli apparati della pubblica amministrazione, dello stato e degli enti locali. Inserire criteri di meritocrazia, di produttività, di efficacia, di efficienza, di valutazione e di trasparenza in tutti questi contesti, deve essere uno dei grandi obiettivi della rivoluzione italiana, comprendendo che le nostre istituzioni si devono riorganizzare per “corpi” autonomi e responsabili. Invece di continuare a inseguire utopie da “Stato minimo” che oggi vengono abbandonate anche dai paesi più liberisti per fare fronte alla crisi economica globale, bisogna rendersi conto che l’apparato pubblico ha e continuerà ad avere un peso determinante nel nostro modello di sviluppo. Questo vale per la riforma della Giustizia, che deve rendere più responsabile la Magistratura e più certi e più rapidi i tempi dei processi. Per l’azione amministrativa, che deve essere anch’essa commisurata su tempi certi, su una informatizzazione al servizio della trasparenza e su un atteggiamento di servizio e di collaborazione nei confronti dei cittadini. Per il rapporto tra Stato centrale ed autonomie locali, dove la continuità dell’azione amministrativa e la leale collaborazione, devono essere garantite da poche e forti agenzie pubbliche al servizio dei diversi livelli istituzionali. Vale il principio dei “corpi” dotati di autonomia e sottoposti a responsabilità: le agenzie pubbliche, i Ministeri, le authority, gli apparati istituzionali, le Magistrature, le autonomie locali, devono sviluppare un loro “spirito di corpo” in grado di sviluppare emulazione e gerarchie reali, senza diventare caste intoccabili; devono rispondere al controllo della democrazia e delle leggi con trasparenza e lealtà.
25. Nelle Istituzioni il “nocciolo duro” è costituito da coloro che portano la divisa: non si può dare dignità al nostro apparato pubblico senza ridare dignità alle forze armate e alle forze dell’ordine. Su di esse poggia il principio della sicurezza e della legalità che sono diventate prioritarie aspirazioni tra tutti i cittadini. La sicurezza, che un tempo poteva sembrare una prerogativa per le classi agiate, oggi è diventata un primario “bisogno sociale” tanto più avvertito dagli strati popolari e dalle categorie più deboli. In una società aperta e in una economia globale il rispetto delle regole, delle leggi e della sicurezza delle persone, dei patrimoni e dei beni pubblici è un esigenza primaria la cui importanza aumenta costantemente.
Superate le ideologie del permissivismo, che hanno causato le recenti sconfitte della sinistra, non si tratta di creare un regime repressivo o uno stato di polizia. Si tratta al contrario di creare una sicurezza sussidiaria e partecipata che coinvolga tutti i cittadini in uno sforzo comune per far rispettare le regole e per controllare il territorio, su questa strada l’ordine pubblico diventa un modo di stare insieme, di ricostruire il legame sociale, di riappropriarsi delle strade e delle piazze delle città, in altri termini di promuovere e di diffondere senso civico e rispetto della legalità. Ai giovani bisogna insegnare a distinguere la cultura della festa dalla “cultura dello sballo”, rompendo l’identificazione tra divertimento e perdita di ogni autocontrollo. Non a caso il vertice massimo dell’illegalità è rappresentato da quella criminalità organizzata che sempre tende ad essere “contropotere”, ovvero imposizione di un dominio perverso che cresce nella latitanza dello Stato e delle istituzioni. Al fondo di ogni permissivismo non c’è nessuna libertà ma solo il sorgere di poteri negativi che schiacciano la dignità della personalità umana, abusando di una falsa libertà fuori dalle regole, che dunque libertà non è e non può essere.
26. Se nel Sud dell’Italia il pericolo principale per la sicurezza e la legalità è rappresentato dalla criminalità organizzata, nel centro-nord questo pericolo è alimentato dai flussi migratori incontrollati. I principi di cittadinanza e di ospitalità, governati dal rapporto tra diritti e doveri, sono i punti di riferimento che evitano di cadere nelle contraddizioni dell’intolleranza e del buonismo. La cittadinanza è incardinata su un principio di identità che non può venire meno: una identità non chiusa, non xenofoba, ma consapevole di alcune verità contenute nella nostra civiltà e nella nostra cultura che non possono essere messe in discussione da nessun multiculturalismo improvvisato e superficiale. Si tratta di rispettare le nostre leggi, di venire in Italia per lavorare e per integrarsi, di rispettare la dignità della persona umana, in particolare delle donne, la storia e la cultura del nostro popolo. In questo modo integrazione e legalità divengono le due facce della stessa medaglia e non si creano identità religiose ed etniche chiuse e ostili rispetto al nostro contesto sociale.
27. La crisi finanziaria globale impone una profonda revisione della nostra politica economica che dopo anni di liberismo ideologico e astratto deve tornare a un approccio realistico e pragmatico. Si tratta di ricostruire un progetto di “economia mista centrata sull’impresa” e un modello di sviluppo fondato sulla qualità del Made in Italy. Negli anni della prima Repubblica il modello di economia mista rappresentato dalle partecipazioni statali è andato progressivamente degenerando perché era centrato non sul valore dell’impresa ma sulla tutela dei posti di lavoro e sulla ingerenza della mediazione politica: si sono così costruiti i famosi “carrozzoni pubblici” finalizzati a distribuire occupazione attraverso la clientela politica, perdendo di vista sia la competitività aziendale, sia lo spirito di servizio che doveva contraddistinguerli. Eppure, nonostante queste degenerazioni, ancora oggi buona parte delle grandi imprese a più alto contenuto tecnologico sono, in tutto o in parte, di proprietà pubblica. Se oggi il “colbertismo”, la difesa dell’interesse nazionale e i fondi sovrani ci spingono a recuperare un principio di economia mista, possiamo tutelarci dal ricadere nelle degenerazioni del passato solo se poniamo al centro di questo modello il valore dell’impresa, in termini non solo di occupazione, ma di competitività, di ricerca e innovazione, di concorrenza, di produttività. La distorsione del mercato non deriva dalla presenza del pubblico, ma dalla presenza di monopoli, di posizioni dominanti e di aiuti di stato distorsivi. Ridare valore alle imprese, sia come grande impresa motore di ricerca, sia come piccola e media impresa, motore di innovazione e flessibilità, significa trovare nuovi dinamici equilibri in grado di dare forza all’economia reale del nostro paese. A questo si deve aggiungere un sistema di fondi di garanzia e di fondi sovrani di investimento in grado di alimentare, nel pubblico come nel privato, progetti imprenditoriali realmente competitivi, investimenti infrastrutturali, consumi qualificati. Sul modello di sviluppo è evidente la necessità di valorizzare le risorse del territorio e della nostra identità nazionale e culturale. Il Made in Italy e l’Italian style sono concetti che rimandano al patrimonio costituito dai nostri valori turistici, ambientali e culturali, alla nostra produzione agroalimentare, alla nostra posizione geopolitica al centro del Mediterraneo, alle nostre tradizioni artigianali ed artistiche, alle nostre università, alla nostra creatività. Quando si indica un principio identitario al modello di sviluppo non si persegue un orgoglio autarchico e nazionalista, ma si ricercano vantaggi competitivi, specificità e punte di eccellenza all’interno del mercato globale. L’Italia può recuperare un proprio ruolo nell’economia europea promuovendo “campioni nazionali” al rango di “campioni europei”, trovando cooperazioni economiche paritarie su grandi progetti di innovazione e di ricerca e promuovendo una integrazione infrastrutturale che valorizzi la nostra posizione logistica al centro del Mediterraneo. L’Italia, come abbiamo già detto, deve tornare a mettere con forza in primo piano la realtà del suo Mezzogiorno e quella del Mediterraneo, nell’ottica della sua funzione storica di ponte tra l’Europa e il Nord Africa, tra l’Europa e il Vicino Oriente.
28. Per finanziare questa trasformazione economica sono necessarie nuove ingenti risorse finanziarie che non possono essere ottenute spremendo ulteriormente i già esausti capitoli del nostro bilancio statale e locale. Occorre compiere grandi e coraggiose operazioni che incidano sulle grandi voci di spesa improduttiva che esistono ancora nel nostro paese e sulla messa a valore dell’ancora sterminato patrimonio immobiliare pubblico. Da questo punto di vista esistono molteplici ricette che non vengono attuate per veti incrociati di singole forze politiche, per equivoci sulle tutele sociale, per interessi di lobby. Ecco perché soltanto un grande partito in grado di sovrastare questi veti e questi interessi particolari può elaborare queste grandi riforme generatrici di risparmi non marginali, in grado di rimettere in moto la nostra economia. Il criterio generale e coerente deve essere quello di puntare al taglio, al dimagrimento, alla semplificazione dei livelli ed Enti politico-amministrativi, salvaguardando al contempo i poli erogatori di servizi primari essenziali ai territori e prossimali alle comunità.
Contemporaneamente bisogna spingere fino alla sua piena realizzazione la trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti nel senso indicato dal Ministro Tremonti, in pieno e produttivo concerto con le Fondazioni bancarie e sviluppare in Italia (sul modello di grandi paesi europei ed extra-europei, da quelli scandinavi al Canada) una adeguata cultura, un diffuso know-how e un favorevole contesto normativo orientati allo sviluppo del project financing e dei PPP (public/private partnerships) in generale, soprattutto per le grandi opere infrastrutturali.
29. Infine la politica estera. Abbiamo accennato alla nuova era dei rapporti con gli Stati Uniti che si apre con la presidenza Obama, all’influenza crescente che sta esercitando la Russia sul nostro continente, al nuovo protagonismo che caratterizza la Francia di Sarkozy, aggiungiamo la consapevolezza di come lo scenario mediterraneo e mediorientale si muova con sempre maggiori gradi di autonomia. La conseguenza è che la politica estera della nuova Italia deve passare sempre più attraverso la strada europea, dove troverà interlocutori meno impolitici, più attivi e quindi più disposti ad assumersi responsabilità internazionali. Inserirsi nell’asse franco-tedesco, ricostruire un nocciolo duro dell’Europa volto più all’integrazione che all’allargamento, impegnarsi per esercitare un ruolo crescente nel Mediterraneo in vista dell’aera di libero scambio euro-mediterraneo, elaborare politiche di cooperazione allo sviluppo tra il Nord e il Sud del mondo: tutti questi non sono obiettivi impossibili per un Italia saldamente ancorata nell’Unione Europea. Questo deve essere il nuovo modo di stare nell’Occidente, che non sarà più articolato in Stati Uniti iper-interventisti e in una Europa passivamente pacifista. Con la presidenza Obama e con la crisi internazionale è veramente giunto il tempo di un Occidente articolato su due pilastri di pari dignità e di pari responsabilità, consapevoli di dover esercitare un ruolo attivo all’interno della globalizzazione. Il nostro interesse nazionale (che non è più un argomento tabù) si potrebbe articolare su tre livelli distinti e allo stesso tempo complementari: 1) la condivisione delle politiche europee con un maggiore impegno italiano nella costruzione di una strategia comune partecipata che tenga conto delle diverse anime, ma che si sintetizzi in una posizione unitaria; 2) il rafforzamento del rapporto transatlantico che non significa subalternità a Washington, bensì una visione del mondo ragionata e non più condizionata da una scelta di campo, più o meno obbligata, come nell’epoca della Guerra Fredda; 3) la promozione di un’Europa a dimensione mediterranea, nella quale Bruxelles contribuisca fattivamente, anche alla soluzione dell’annoso conflitto israelo-palestinese. In altri termini occorre tenere presente che la riscoperta dell’interesse nazionale impone la responsabilità delle scelte.

IV – REGOLE E PARTECIPAZIONE NEL NUOVO PARTITO
30. Il Popolo della Libertà si è storicamente costituito sulla leadership di Silvio Berlusconi, sul co-protagonismo di Gianfranco Fini e sulla elaborazione culturale di Giulio Tremonti. Chi mette in discussione il ruolo di queste personalità esce fuori dalla storia che ha permesso la costituzione di questo grande partito. Ma la classe dirigente che si è formata in questi 15 anni ha anche la responsabilità di creare un tessuto organizzativo che deve permettere al Pdl di strutturare un proprio radicamento sul territorio e di garantire processi di partecipazione democratica anche a livello centrale. Il progetto politico del centrodestra rimarrà fragile se poggerà solo sulle spalle dei leader, ruotando attorno agli incarichi istituzionali che questi leader di volta in volta assumono. In altri termini il governo di centrodestra, come le grandi amministrazioni locali e regionali, devono avere dietro le spalle una struttura partitica in grado di gestire le mediazioni politiche, di mantenere un contatto vivo e attivo con l’elettorato, di formare e selezionare nuovi quadri dirigenti. Tutto questo non può essere solo un operazione di immagine e di comunicazione, pur sapendo l’importanza decisiva che questa dimensione porta con sé. Insomma dobbiamo porci il problema di costruire un partito strutturato su regole democratiche precise, su stabili geometrie organizzative, su meccanismi di adesione che siano chiari e trasparenti.
31. Se il Popolo della Libertà avrà queste caratteristiche di partito solido e vero lo si vedrà immediatamente nel congresso di fondazione. Tutta la sociologia dei partiti politici ci insegna che i momenti di fondazione assegnano alle organizzazioni politiche un imprinting genetico che diventa poi difficilmente cancellabile o modificabile. Quindi sarebbe molto pericoloso scavalcare la scadenza del congresso di marzo rinviando il problema delle regole e dell’organizzazione al “dopo-Berlusconi” e questo non solo per il sapore “iettatorio” che assumerebbe nei confronti del nostro leader. La fondazione del Pdl va fatta in modo serio e coerente come serio e coerente sarà il riconoscimento della leadership di Silvio Berlusconi.
32. Tutto questo non significa immaginare la costruzione di un partito di vecchia concezione, fatto di pacchetti di tessere, di correnti, di fumosi documenti ideologici e di interminabili mediazioni. Ma non bisogna commettere l’errore opposto di seguire l’effimero per l’effimero, perché proprio la triste vicenda del Partito Democratico di Veltroni ci dimostra che questa può essere una via suicida. Walter Veltroni è stato capace di bruciare in pochi mesi lo sforzo ambizioso di fusione tra i post-comunisti e i post-democristiani, la coraggiosa rottura con la sinistra massimalista e la sua stessa leadership pazientemente alimentata tra le scenografie immaginarie del “modello Roma”. Tutto questo è accaduto per il peccato originale di un eccesso di comunicazione effimera: i candidati-immagine inventati e privi di qualsiasi spessore politico, gli organi di partito pletorici e umiliati dalla totale mancanza di dibattito, lo sbrigativo ricorso alle primarie finte dei gazebo. Si tratta di errori da non ripetere, anche se la forza e la leadership di Berlusconi è ben superiore a quella di Veltroni.
33. Si tratta di definire il modello di un partito aperto ma ben organizzato, capace di raccogliere le spinte della democrazia diretta e della società civile organizzata. Il doppio livello di iscrizione, articolato tra “registrazione” ai gazebo e via internet e adesione più strutturata, può essere un valido punto di partenza. Chi si limita a registrarsi avrà l’elettorato attivo, chi aderisce avrà anche elettorato passivo per essere eletto negli organi dirigenti, ma l’adesione ai gazebo diventa qualificante se connessa a una reale partecipazione a processi decisionali significativi: non si possono lanciare i gazebo su decisioni sostanzialmente marginali e poi non utilizzarli ad esempio quando si tratta di scegliere un candidato a Sindaco o un candidato a Presidente di regione. Altrimenti si rischia di non raccogliere attorno ai gazebo l’attenzione delle persone più qualificate, poco disponibili a farsi coinvolgere in processi decisionali non significativi. Tutto ciò è tanto più indispensabile quanto meno si ritiene di far ricorso alle preferenze nei diversi gradi elettorali: l’eletto deve misurarsi in prima persona con il radicamento territoriale altrimenti si finisce per rompere definitivamente il rapporto tra gli elettori e i loro rappresentanti.
34. Gli organi dirigenti del partito devono raccogliere gli eletti nei diversi livelli istituzionali e dal partito, ma devono anche comprendere esponenti della società civile disposti a entrare nell’agone politico. Un rappresentante di associazioni di categoria, un grande professionista, un imprenditore, un presidente di un’associazione di volontariato, deve entrare negli organismi di partito sulla base della propria qualificazione sociale e deve essere sperimentato nell’attività di partito prima di eventuali candidature, proprio per misurare la sua attitudine a fare politica e a rappresentare l’elettorato. Ecco perché una quota degli organi dirigenti deve essere riservato a questa categoria di persone.
35. Non si può credere alla meritocrazia e alla partecipazione nella società e non credere negli stessi valori all’interno del partito. Ecco perché il Popolo della Libertà non può non sviluppare e coltivare forme di militanza che mettano alla prova aderenti e dirigenti, ma che siano anche un modo di sviluppare insieme uno spirito di amicizia e di comunità.
Questa militanza politica non deve essere chiusa in se stessa ma si deve incrociare con una militanza sociale in grado di lanciare grandi messaggi a tutta la popolazione. Lanciare giornate di pulizia dentro i quartieri e nell’ambiente naturale, giornate di solidarietà sociale rivolta alle fasce sociali disagiate, giornate di educazione civica rivolte ai giovani, è un modo di fare comunicazione attraverso il partito, di contribuire al bene comune e di sviluppare la forza movimentista del Popolo della Libertà. Un modo nuovo e antico di dimostrare che il Pdl è fatto non da professionisti della politica, da aridi gestori di potere, ma da cittadini normali che vogliono donare una parte del loro tempo per risolvere i problemi.
36. Decisivo sarà in tutto questo processo il territorio, non solo come organizzazione di partito, ma come governo degli Enti Locali. Siamo assistendo alla rovinosa fine della stagione di supremazia del centro sinistra nell’amministrazione locale: la Campania, Napoli, l’Abruzzo, la Calabria e il Comune di Roma sono tutti passaggi della fine di questo ciclo che ormai sopravvive soltanto nelle Regioni rosse. Un tempo il centro destra, pur riuscendo a vincere a livello nazionale come movimento di opinione, subiva l’egemonia della sinistra in termini territoriali, oggi la situazione si può radicalmente capovolgere. Per evitare che tutto questo sia soltanto un avvicendamento di poltrone è necessario far crescere una nuova generazione di amministratori locali che rappresentino anche una classe dirigente di ricambio per il Popolo della Libertà. Si tratta di creare modelli di amministrazione, di sviluppo locale e di partecipazione territoriale che siano realmente innovativi e che concretizzino la spinta verso il Federalismo che si sta realizzando in questi mesi. Il PDL nascerà nel Congresso di marzo, ma metterà le sue radici nel territorio nelle prossime elezioni amministrative e nelle Regionali del 2010.
37. Infine la formazione culturale: nel corso degli anni sono sorti attorno al Pdl circoli e fondazioni capaci di alimentare il dibattito e la cultura politica. Queste esperienze devono mantenere una loro forza di autonomia e di spontaneità ma devono contribuire ad una formazione obbligatoria per chi aspira ad essere classe dirigente. Per tanti anni gli eletti imparavano sul campo cosa è un bilancio statale o locale, cosa è una delibera, come si scrive una legge e quali sono i contenuti tecnici delle diverse politiche settoriali. Questo tirocinio sul campo non potrà mai essere abolito perché è il sale della democrazia ma deve essere meno estemporaneo e meno autodidattico per migliorare la qualità della produzione politica. Le fondazioni e i circoli, insomma, devono strutturalmente assumere il ruolo che un tempo era delle “scuole di partito” non dando alla formazione un valore ideologico ma un valore pratico, tecnico, strettamente agganciato alle università ed ai centri di ricerca. E’ evidente che c’è anche una formazione legata ai valori e ad una cultura prettamente politica: questa, in un partito di persone libere, deve essere il più possibile affidata alla totale spontaneità dei percorsi senza ripetere vecchie logiche di indottrinamento, ma al contempo senza indebolire e ridurre l’elaborazione culturale “alta”, funzione tipica e qualificante delle fondazioni.


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Per ascoltare gli interventi completi della manifestazione pubblica di domenica 18: http://www.radioradicale.it/scheda/270816/il-futuro-delle-identita-i-valori-di-destra-nel-pdl




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20 gennaio 2009

Uno schiaffone alla crisi!

 Mr. Million dollar Barack Obama. 150 milioni per la sua "incoronazione" a uomo svolta del nuovo millennio. Che dire, uno schiaffone alla crisi economica internazionale...ma intando la gente continua ad applaudire! Nonostante tutto, buon lavoro Presidente, e pensa subito a risolvere la questione palestinese!




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14 gennaio 2009

Il Brasile protegge i terroristi!

 

Cesare Battisti (Ap)
Cesare Battisti
Il Brasile concede lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti, l'ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo condannato all'ergastolo in Italia per quattro omicidi tra il 1977 e il 1979, la cui estradizione era stata chiesta tempo fa dall'Italia. La Farnesina si dichiara sorpresa e  rammaricata per la decisione assunta dal Ministro della Giustizia brasiliano che, si legge in una nota, ha ribaltato quanto stabilito dal Comitato nazionale per i rifugiati, ha accolto il ricorso di Cesare Battisti, un terrorista responsabile di gravissimi delitti che nulla hanno a che fare con lo status di rifugiato politico. l'Italia rivolge dunque un appello al Presidente Lula "perché vengano esperite tutte le iniziative che possano promuovere, nel quadro della cooperazione giudiziaria internazionale nella lotta contro il terrorismo, una revisione della decisione giudiziaria adottata. Ciò vale a maggior ragione in un momento in cui i Paesi del G8 e quanti con essi hanno un rapporto di intensa collaborazione, come il Brasile, saranno chiamati a confermare un impegno solenne e a promuovere azioni sempre più efficaci per sconfiggere il terrorismo internazionale", conclude la nota.
La decisione proveniente dal Brasile crea sconcerto. Speriamo venga fatta giustizia!




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9 gennaio 2009

Il futuro delle Identità

 

IL FUTURO DELLE IDENTITA'

Da Barletta partiranno pullman. Per aderire contattatemi all'indirizzo di posta elettronica (e msn) luigicurci@fastwebnet.it




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8 gennaio 2009

Son finite le feste ma arrivano ancora i regali!

Oggi il leader dell'Italia dei valori, Zio Tonino Di Pietro, e altri leader di alcuni partiti della sinistra estinta, hanno depositato in Cassazione le firme per richiedere il Referendum abrogativo della legge che sospende i processi per le più alte cariche dello Stato, il cosidetto "Lodo Alfano"!
Sperando che questi sappiano contare un pò meglio di Beppe Grillo, possiamo tirare finalmente un sospiro di sollievo per due motivi.
Il primo è che finalmente non vedremo più quei patetici banchetti per strada, con al massimo due persone sconsolate (e spesso al freddo) a raccogliere firme, una bandierina e intorno tantissima gente...tutta disinteressata alla faccenda.
Il secondo è che adesso Zio Tonino regalerà il diretto parere positivo degli elettori al Lodo Alfano tramite la bocciatura del Referendum!
A proposito di processi. Oggi Nicola Mancino, Vicepresidente del CSM, apre alla riforma della giustizia e si dichiara anche favorevole alla riduzione di un terzo dei componenti nominati dalle toghe.
Un passo positivo e di buon auspicio per una quanto più condivisa riforma...nonostante il "solito" parere negativo dell'Anm.




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5 gennaio 2009

Questione "di decenza"

 Iervolino con Veltroni (Imagoeconomica)Una medaglia, due facce uguali. A Pescara D'Alfonso revoca le dimissioni. A Napoli la Iervolino si limita ad un rimpasto "soft" conservando la bellezza di dieci Assessori nella Giunta Comunale.
Il PD fa finta di nulla e và avanti...non ne avevamo certamente dubbi. Prodi insegna, la poltrona prima di tutto.
Ed è così che la questione morale diventa una questione di "decenza"! Contenti loro, scontenti i cittadini!




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5 gennaio 2009

Fermiamo i buoni prima che uccidano tutti i bambini cattivi

 
da www.noreporter.org 
  Nel secondo giorno dell'offensiva di terra di Israele nella Striscia di Gaza, e mentre continuano violenti scontri alla periferia della 'capitale' Gaza City, si moltiplicano gli appelli del mondo alla tregua, ma dal presidente Shimon Peres arriva un secco no. Il bilancio delle vittime parla da solo: 512 morti palestinesi dall'inizio dell'operazione 'Piombo fuso' (27 dicembre) e un morto israeliano confermato. LE OPERAZIONI SUL TERRENO. All'indomani dell'ingresso di quattro brigate di Tsahal (esercito israeliano), le truppe sono avanzate nella Striscia di Gaza lungo quattro direttrici: due da nord, e poi al centro e a sud, tagliandone di fatto in due il territorio. La resistenza dei miliziani di Hamas, iniziata subito, è continuata per tutto il giorno con furiosi combattimenti anche intorno a Gaza City, bombardata a più riprese anche dall'alto. I militari islamici sono riusciti a sparare una trentina di razzi e qualche colpo di mortaio in territorio israeliano dal nord della Striscia.
NO ALLA TREGUA. Agli appelli che sono giunti da tutto il mondo per un cessate il fuoco, Israele ha risposto con una voce sola, quella del presidente Shimon Peres che, in un'intervista all'emittente statunitense Abc, ha respinto la possibilità di un cessate il fuoco. Pur precisando di non volere occupare Gaza ma solo di "annientare il terrore" e dare una "lezione seria" ad Hamas. LE VITTIME. Sono almeno 42 i palestinesi morti oggi nel corso dell'avanzata dell'esercito israeliano. Ma il bilancio totale delle vittime dal 27 dicembre, secondo fonti mediche a Gaza, è di 512 morti - fra cui 87 bambini - e circa 2.500 feriti. Delle 42 vittime odierne, oltre la metà sono civili. Da parte israeliana c'é un soldato ucciso (ma secondo Hamas sono almeno nove) e alcuni feriti.
I buoni lo sappiamo tutti chi sono. Qualcuno ne dubita? E sappiamo anche chi sono i cattivi che hanno la sfrontatezza di farsi uccidere oggi come mosche perché non avevano deciso di morire prima di sete, di fame o per le cure negate. E i cattivelli? I bambini cattivi? Meglio ucciderli subito in modo che non crescano sulla cattiva strada. Insomma, cari opinionmakers, i buoni si comportano da buoni chi lo potrebbe mai negare? Ma forse stanno esagerando perchè se va avanti così tra un po' non ci saranno più né cattivi né cattivelli e allora come potranno continuare a divertirsi, i buoni? Se si estinguono il gioco finirà!




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19 dicembre 2008

Cos'altro deve accadere per andare a casa???

Non voglio speculare sulle vicende giudiziarie così come fa grossa parte della sinistra italiana.
Tutto quel che sta accadendo nelle ultime settimane sarà BEN VALUTATO dagli elettori.
Sulla questione napoletana però non si può sorvolare. Dopo lo scandalo dei rifiuti adesso al Comune di Napoli è scoppiato uno scandalo di tangenti ormai noto a tutti. Prima ancora di responsabilità giuridiche c'è un evidente fallimento politico a Napoli. La domanda: cos'altro deve accadere per ottenere le dimissioni della Iervolino???




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16 dicembre 2008

L'ultima fesseria di Fini!

Negli ultimi dieci anni Gianfranco Fini di fesserie ne ha dette e fatte tantissime. Oggi però ha davvero superato ogni limite di decenza. Se le precedenti sbalordivano solo l'ambiente politico di Destra e creavano discussioni interne, quelle di oggi, in riferimento ad un inesistente adeguamento del Vaticano nei confronti delle leggi razziali del 1938, sono davvero inaccettabili. La dichiarazione di Fini è dettata o da un clamoroso abbaglio che un Presidente della Camera non si può permettere, oppure da una estrema ignoranza che è comunque inaccettabile.
E' risaputo e documentato che Pio XI ha avuto posizioni, anche pubbliche, durissime sulle leggi razziali e che ha avuto accesi scontri anche con Mussolini.
Che Fini ormai viva con l'ossessione del "perdono" nei confronti degli ebrei l'abbiamo capito, ma questa volta una semplice commemorazione si è trasformata in un inaccettabile attacco nei confronti del Vaticano e del Cattolicesimo.
Spero davvero che finita l'esperienza di Presidente della Camera, Fini diventerà Finì, una declinazione che lo spedisce al passato, da dimenticare, della politica e della destra italiana.




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15 dicembre 2008

Al PDL l'Abruzzo!

Parto con il chiedere scusa a tutti per il mancato aggiornamento del blog in questi ultimi giorni.
E' comunque un piacere tornare a scrivere annunciando che il PDL strappa al centro-sinistra la Regione Abruzzo. Quella che si sta manifestando appare davvero una straordinaria vittoria. La percentuale che divide il centro-sinistra dal centro-destra si è pressapoco dell'6%.
Questa vittoria ha un sapore particolare. Non solo perchè è un voto di protesta, confermato anche dall'alta affluenza, nei confronti dell'ex amministrazione Del Turco nota a tutti per gli scandali legati alle tangenti, non solo perchè il centro-destra conquista una nuova Regione dando un segnale incoraggiante per le elezioni europee del prossimo anno, non solo perchè dopo otto mesi dalle elezioni Politiche è stato superato in modo eccellente il primo importante test elettorale, ma permettetemelo, è una bella vittoria perchè ad avversare l'ormai neo Presidente Chiodi c'era un candidato dell'Italia dei Valori. Dopo che i cittadini abruzzesi son stati "scossi" dagli scandali della precedente Giunta, hanno deciso di riporre la loro fiducia non nei confronti di chi del giustizialismo fa la propria "bandierina", ma ne confronti di chi può davvero cambiare le sorti di questa Regione. Magari le vicende del figlio di Di Pietro emerse negli ultimi mesi hanno illuminato gli elettori!
Riportano pessimi risultati anche La Destra e l'Udc!




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4 dicembre 2008

Intervista sul Corriere della Sera a Clementina Forleo

 

«chi non si allinea paga i propri errori»

«Mani Pulite ha tolto libertà a magistrati»

Le accuse della Forleo in un libro: «Indagare sulla destra va bene, ma se cambi colore di caimano ti fai male»

Clementina Forleo (Emblema)
Clementina Forleo
MILANO - «Fino a Tangentopoli, e fino a qualche anno fa, il problema era dell’indipendenza della magistratura dal potere politico, adesso è dell’indipendenza del magistrato rispetto alla magistratura ». Il «singolo magistrato » che «non si vuole allineare, non si vuole schierare, vuole essere libero, finisce per pagare i suoi errori. E li paga cari». Parola del gip Clementina Forleo, che il Csm ha trasferito a Cremona per incompatibilità ambientale, la quale vede questa situazione come la conseguenza degli «eccessi» di Mani Pulite, specialmente nell’uso del carcere, che hanno «rafforzato il consenso popolare verso certa politica» e minato «la fiducia» nei magistrati.

Torna sul tema dei «poteri forti», Forleo, in un libro-intervista di Antonio Massari (Alberti). Nel '94, quando lei diventò giudice a Milano, i «magistrati erano uniti» nella «battaglia fisiologica e sempre in corso» contro un potere politico che «aveva un colore ben definito: c’era un nemico». «Berlusconi?», chiede l’autore. «Il pool si ribellò a un decreto del governo Berlusconi» risponde parlando in astratto. I fatti erano «gravissimi, ma lo strumento carcerario doveva essere limitato ai più gravi». E anche se «il sistema era talmente radicato che c’erano poche vie d’uscita», non farlo fu un errore. Il risultato del rafforzamento del potere politico è che ora i magistrati sono «più prudenti» e gli inquirenti «finiscono comunque per rispondere alle logiche di potere interne, nonostante l’obbligatorietà dell’azione penale», ragiona Forleo, gip dell’inchiesta Unipol- Antonveneta, firmataria della custodia per il banchiere Gianpiero Fiorani, chiedendosi retoricamente se «Fazio (indagato, ndr.) e sua moglie sarebbero rimasti liberi all’epoca di Tangentopoli». «Fiorani, in galera, c’è finito. Fazio invece no. Né lui che all’epoca dei fatti era il governatore della Banca d’Italia, né sua moglie che, peraltro, non mi risulta sia stata indagata, neanche per favoreggiamento, nonostante fosse anch’ella in contatto con Fiorani» con cui scambiava «informazioni importanti».

«Oggi si è rotto l’idillio tra certa magistratura e certa politica e ciò ha causato autentici scempi, quale il silenzio dell’Anm di fronte alla vicenda di Luigi de Magistris», il quale aveva scoperto che tra i magistrati potevano esserci «personaggi conniventi con i potentati politici ed economici». La magistratura faccia «i conti con se stessa» affrontando «la questione morale», perché «oggi il singolo magistrato è più debole» e c’è il rischio che qualcuno possa «scivolare in comodi compromessi», come le è già capitato di vedere con amarezza. Le sue posizioni a difesa di de Magistris, per la separazione delle carriere, contro le correnti e la richiesta al Parlamento di usare nell’inchiesta Unipol le telefonate degli allora ds Latorre e D’Alema («consapevoli complici di un disegno criminoso», scrisse) hanno dato il via ai «vergognosi attacchi» contro di lei, anche dalla magistratura: «Si sono toccati i fili che fanno morire. Perché fino a quando s’era attaccato il nemico della magistratura, il nemico di destra, era andato tutto bene. Avevo avuto la solidarietà. La magistratura era stata compatta nel proteggere il giudice Forleo. Poi, quando spunteranno caimani d’altro colore, tutti si dilegueranno».

Tre giorni dopo, lesse l’appello ai giudici del presidente Napolitano alla «riservatezza» e a non inserire in atti «valutazioni non pertinenti» come «una pressione» che le fece «male», «un’offesa al Paese». In un altro passaggio definisce caimano «il potere esecutivo, qualunque colore abbia». Il libro ripercorre i procedimenti del Csm che l’avrebbe trasferita dopo «un processo sommario», «una pagina nera nella storia della magistratura » che l’ha fatta sentire come «un dissidente perseguitato», dichiara. Lì parlò dell’ex procuratore Gerardo D’Ambrosio il quale, eletto senatore ds, si schierò «contro la trascrizione delle telefonate». Lo vide andare a pranzo con i pm delle scalate bancarie e la cosa la indignò: «Se qualcuno lascia la toga per diventare un politico, poi dovrebbe avere il buon gusto di non creare confusione di ruoli. Io non ho avuto dubbi sul rigore dei colleghi: colsi l’inopportunità del gesto di D’Ambrosio». L’ex procuratore ha sempre ribattuto che si trattò di un incontro occasionale e non si parlò delle inchieste. Una rivelazione, infine. Ha ricevuto la proposta di candidatura. Da chi? «Non dal centrodestra» né dall’Idv di Di Pietro.

Giuseppe Guastella
04 dicembre 2008




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Francesco Ventola Presidente - L'uomo della provincia

   FRANCESCO VENTOLA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA BARLETTA - ANDRIA - TRANI

  


Profilo Facebook di Luigi Curci 

MI PRESENTO::
Sono Luigi,ho 27 anni,sono barlettano,
laureando in giurisprudenza presso l'Università degli studi di
Bari.Dopo aver fatto politica
a livello studentesco,ho
aderito ad AZIONE GIOVANI nel settembre 2000
divenendone immediatamente un attivo militante;dopo
 poco mi sono iscritto ad ALLEANZA NAZIONALE.Nel
maggio 2002 mi sono candidato alle elezioni per il
rinnovo del Consiglio di Circoscrizione (Circ.
Borgovilla-Patalini) venendo eletto con 163 preferenze
(primo della lista) e ricevendo dalla Segreteria di Partito
la nomina di capogruppo(mandato decaduto nel maggio 2006).
Dal novembre 2005 sono dirigente provinciale di Azione
Giovani con incarico al Dipartimento Cultura.Dal gennaio
2006 Presidente cittadino di AREA.
Dal dicembre 2006 Vicepresidente del Circolo Territoriale
di AN Barletta "X medaglie d'oro".
Dal settembre 2007 Commissario del Circolo Territoriale
di AG Barletta "Corrado Cardone".


   
   
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Campagna anti troll


  





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 Una veduta di Via dei Fori Imperiali invasa dai manifestanti - Foto di Enrico Para



Azione Giovani per Barletta:filmato di denuncia sul degrado della nostra città
                


     

 

 

 

                foto:
(manifestazione a Roma del 2 dicembre 2006)

 

     




con Alemanno dopo l'inaugurazione della campagna elettorale a Barletta per le Politiche 2008



con Mantovano dopo un convegno a Barletta 








   
     

SU BOLOGNA VOGLIAMO
LA VERITA'.CIAVARDINI INNOCENTE!
http://altaforte33.altervista.org/


 


Fare Verde


                  

       
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 (momenti di politica e militanza della Destra Sociale Barlettana)

 

            

 

 





(manifestazione a Roma del 13 ottobre 2007):





(manifestazione a Bari del 19 gennaio 2008)





 



 




 



                                                             
    
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